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 CAPITOLO 18 - The Way You Make Me Feel

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Prince_of_Persia



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081209
MessaggioCAPITOLO 18 - The Way You Make Me Feel

Restammo a letto fino alle 3 del pomeriggio, sembrava che sia Mike che io, non volevamo scendere da quell’angolo di paradiso che solo grazie a lui si era creato. Avvertivo il cambiamento, percepivo il mio corpo in maniera diversa, ora finalmente l’emozione che provavo quando ballavo aveva definitivamente trovato un nome. La chiamavo in mille modi diversi, elettricità, abbandono, fuoco, ma non capivo cosa succedeva realmente alla Elena ballerina quando dava sfogo a ciò che aveva dentro ballando. Però adesso potevo davvero definirla con ciò che solo grazie a Michael ero riuscita a scoprire: passione, ma non quelle passioni che ti spingono a fare qualcosa, più che altro era una passione febbrile, devastante, combattiva, grintosa, che si impossessava di me liberando il mio lato istintuale fino a mostrare la mia parte più nascosta. Non trovavo un nome preciso perché non era mai accaduto in vita mia di provarlo in altri momenti che non fossero il ballo. Le farfalle nello stomaco oramai erano diventate le mie migliori amiche non mi abbandonavano un attimo, ma i battiti del mio cuore erano lenti, ritmati, sereni specialmente se guardavo Michael che dormiva al mio fianco. Tutta la bellezza del paradiso era racchiusa nel suo viso, il suo respiro lento e regolare era come se donasse ossigeno ai miei polmoni. Sarei potuta stare altre ore a guardarlo come avevo fatto tutta l’intera notte o meglio dalle sei alle 3 del pomeriggio. Dovevo riconoscere però che mi aveva un po’ scombussolato gli orari in tre mesi, come stupirmi di così poco, mi aveva rivoluzionato la vita!

Lo accarezzai allungo tentando di svegliarlo, ma non dava cenno di riprendere coscienza, così gli stampai un tenero bacio su quelle labbra così morbide, calde e dal sapore così dolce da darmi l’impressione di assaggiare il nettare degli dei, era supino, così io mi appoggiai sul suo petto sfiorandolo con le unghie.

“Amore, è tardi. Tarack ha già bussato tre volte. Che succede se entra?” niente, sapevo che era sveglio, ma voleva essere coccolato così continuai a stuzzicarlo. “Michael Jackson arriva tardi al concerto ed il mondo si chiede perché? Quale contrattempo imprevisto avrà avuto?” accennò un sorriso, poi tornò serio. “Che faccia seria! Cosa accade amore hai fatto un brutto sogno? Povero il mio angelo, mi dispiace che hai passato una nottata in bianco, sai anche io non ho dormito molto.” Schizzò dal cuscino e mi atterrò trovandosi a un millimetro dal mio viso. “Non mi hai fatto dormire no, sei pessima. E sta sera che diranno i fan o peggio LE fan, quando vedranno che sono stanco, non va affatto bene signorina. Io devo mantenermi libero.”

“Ah ma davvero, allora io torno da Mez, tanto mi annoio a stare qui.” Feci per alzarmi fingendo di essere offesa. “Ecco! Siete tutte uguali, ti sei tolta lo sfizio, mi hai sfruttato e adesso mi abbandoni e io che volevo sposarti. Tra qualche decennio …” che discolo, mamma mia già aveva fatto quella sua faccia da furbetto impertinente che mi faceva impazzire. Ero vicina alla porta e feci per aprirla “Basta me ne vado, che ci sto a fare qui? Adesso ho raggiunto le mie mire.” Mi squadrò da cima a fondo non capivo cosa avesse visto di così strano “Esci così amore? È febbraio fa freddo” mi guardai bene effettivamente ero nuda, mi vergognai come uno struzzo e se avessi avuto la sabbia, mi sarei certamente nascosta. Mentre cercavo disperata qualcosa per coprirmi Michael si alzò infilandosi la sua vestaglia. Poi si inginocchiò e prese la mia rimasta a terra. “Magari hai bisogno di questa.” La teneva con l’indice e mi guardava con aria di sfida. “Ti ho detto mille volte che non devi lasciare le cose in giro. Disordinata!”

“ti sei dato uno sguardo intorno? I tuoi pantaloni sono sotto le coperte la tua camicia è per terra chi è disordinato?” mi guardò e sorrise “Non è colpa mia, c’è stato un imprevisto sta notte e non ho capito più nulla, ma sono davvero miei? Accidenti allora non ho sognato, è successo davvero!”

“no, invece è stato un sogno, un magnifico sogno, comunque se proprio ti preoccupi delle fan, se vuoi parlo io con loro. Posso dirgli che abbiamo fatto un discorso molto lungo sta notte.”

“No, sarò io adirglielo, anzi lo dirò al mondo intero. Salirò sul monte più alto e urlerò ELENA TI AMOOO” detto questo mi coprì con la vestaglia e mi baciò prima la punta del naso e poi le labbra, che sentivo sempre più mie. Era un sogno essere stretta tra le sue braccia avevo come la sensazione che niente mi potesse fare del male finchè ci fosse stato lui a proteggermi.

TOC TOC bussarono fragorosamente alla porta. “Michael ma si può sapere quando diavolo pensi di alzarti? Alle 5 hai la prova generale, hai un tour mondiale da affrontare e pensi a perdere tempo con delle ragazzine perdigiorno.”

“Tarack, ma non hai da fare? Io sono già pronto magari sei tu che perdi tempo.” non venne una risposta dall’altra parte della porta, sicuramente era partito appena Michael aveva iniziato a parlare. Mike cercò i suoi indumenti tra le lenzuola, si infilò pantaloni e camicia e andò ad aprire la porta, mi avvolsi nel lenzuolo, Tarack ricomparve quando Michael stava per chiudere la porta. “Ah, e questo sarebbe il tuo sono pronto. Io non ti riconosco Michael, quella ragazza ti sta facendo perdere la cognizione della realtà, ma non capisci che è solo un’altra Groupie in cerca di notorietà?” Michael non disse nulla aprì la porta completamente facendo vedere a Tarack che in effetti io ero nella stanza. L’uomo si trovò tremendamente in imbarazzo, ma poi trovò le parole per rispondere.

“Beh, è bene che lo sappia che non siamo tutti ingenui come Michael Jackson e che c’è qualcuno che ha capito davvero qual è la sua natura e soprattutto le sue intenzioni.”

“Tarack io la trovo un’assoluta mancanza di rispetto, stai parlando con la donna che amo. Se manchi di rispetto a lei manchi di rispetto a me.”

“Ma piantala Michael, cresci una buona volta! Ma la vedi? È la chiara esibizione dell’indecenza, non ha il minimo senso del pudore.” Michael stava per rispondere, ma io ero veramente, veramente incazzata. Feci passi nervosi verso quel rifiuto umano che stava mettendo in dubbio la sincerità del mio amore per Michael “Così io sarei la chiara esibizione dell’indecenza? Io non avrò il senso del pudore signor Tarack, ma per lo meno ho l’accortezza di connettere il cervello alla mia bocca prima di parlare, cosa che lei non ha. Non ha la minima idea di chi sono, di cosa ho passato e tanto meno di quanto possa essere capace di amare quest’uomo. La sua impudenza è un chiaro sintomo di pregiudizio e il pregiudizio è ignoranza. Ma uno col suo basso livello di intelligenza non può di certo capirlo, sarebbe chiedere troppo a quel suo cervello logorato dalla sete di potere e di controllo su Michael. È ossessionato da lui, ora mi chiedo, è il mio rivale sentimentale per caso Tarak? Per questo mi odia così tanto?”

“Non ha futuro in questa casa signorina Golberg se lo lasci dire apertamente, io non le permetterò mai di rovinare il re del pop, né tanto meno di distogliere la sua attenzione dalla carriera. È bene che lo sappia, perché lei qui non durerà più di un’altra settimana. È una promessa.”

“Tarack stai davvero esagerando adesso, perciò prima che cominci a prendere sul serio l’idea di cambiare manager personale chiedile immediatamente scusa e gira i tacchi.” Tarack digrignò i denti sospirò e se ne andò. “mi dispiace è solo un maleducato, non capisco cosa abbia contro di te, di la verità è vero quello che dice.”

“Che cosa? Mike se pensi questo io faccio immediatamente le valige e me ne vado, torno a Parigi e piangerò dal dolore fino a quando mi ucciderà. Non credevo che avessi questi dubbi.”

Mi strinse fortissimo e si mise a ridere “No, no. Tesoro stavo scherzando, ma ti pare che ho questi dubbi in testa, ma sai che mi importa di quello che dice quel pazzo, io ti amo e so che te mi ami è solo questo quello che conta per me.” mi baciò. Come faceva a mandarmi in tilt il cervello quel modo? Aveva un potere spaventoso su di me, e non si trattava solo di supremazia fisica, ma anche psicologica. Mi bombardava di domande per capire se stavo bene o c’era qualcosa che mi tormentava, ma non mi chiedeva mica “stai bene?” mi faceva tutta sorta di giochetti psicologici per analizzare la mia testa e anche per conoscere le mille sfaccettature del mio carattere. Certe sere faceva l’analisi accurata di ogni sfumatura che c’era nel nostro rapporto tipo come si faceva un assetto anche piccolo in avanti, ma era fatto insieme lui doveva subito capire perchè, era incredibile. Non sempre, ma una volta al mese doveva fare il bilancio della nostra storia per accertarsi che i suoi comportamenti nei miei confronti fossero corretti e viceversa i miei nei suoi confronti. Dentro di sé aveva un’insicurezza spaventosa, chiedeva molto da se stesso e si attaccava al più piccolo cavillo per demolirsi totalmente e ricostruirsi dall’inizio, un’insicurezza così in una persona tanto geniale quanto fragile poteva essergli stata data solamente dall’infanzia, e ogni giorno che passava odiavo suo padre per quello che gli aveva fatto, non mi aveva raccontato tutto, anche perché tre mesi sono pochi per aprirsi così tanto, ma da quello che avevo sempre sospettato, confermato dagli sporadici racconti di Mike, un peso consistente, quell’uomo dallo sguardo tremendamente torbido e inquietante, doveva aver avuto sulla vita di Michael. Non volevo forzarlo nei suoi racconti, perché vedevo come cambiavano i suoi occhi, da radiosi e sereni, diventavano cupi e spaventati. Ci doveva essere qualcosa di più oltre cha ad averlo iniziato alla vita da adulto ad appena sei anni. Era talmente insicuro di se stesso in ogni cosa che riguardasse la vita al di fuori dal palcoscenico da considerarsi anche incapace di tenersi stretto la donna che ama, aveva una tale paura di perdermi, o che mi allontanassi da lui per qualche motivo, che mi preoccupava a volte. Non che fosse ossessivo o possessivo, ma se sparivo dal raggio della sua vista per più di mezz’ora diventava intrattabile finchè non mi trovava, accadeva raramente perché stavamo sempre insieme a meno che non doveva stare chiuso in studio a registrare. Lì Tarack mia aveva già dato il veto assoluto di non entrare, perché distraevo Michael. Io per non creargli ulteriori problemi quando Mike registrava facevo un giro allo zoo di Neverland, o accoglievo i bambini che Mike invitava. Era tutto molto dolce quando arrivavano preparavo loro da mangiare in base all’orario di visita e poi parlavo con loro per cercare di capire cosa avevano voglia di fare durante il soggiorno a Neverland. Stavo bene con Michael mi dava modo di essere me stessa in ogni momento e poi faceva affidamento su di me e quella era la cosa più importante. Quello sarebbe stato un grande giorno la prima serata del tour. Ero agitatissima, più che altro perché avevo l’occasione di vedere con i miei occhi e toccare con mano la grandezza artistica di Michael cosa che non era mai successa così in grande per lo meno. “sei pronta angelo?” disse pria di baciarmi. “diciamo di sì dai. Anche se me la so facendo sotto dalla paura. Il passo a due lo abbiamo provato pochissimo.” “ma se lo sai alla perfezione, tra un po’ riesci a fare anche la mia parte, c’è il rischio che te mi ricordi cosa devo fare per quanto ti sei impegnata. Non devi avere paura tesoro, andrà tutto bene.” Mi disse dolce mentre mi accarezzava il viso. “ma non ho paura di dimenticare i passi è il pubblico che mi mette ansia ci saranno milioni di persone tutte con gli occhi puntati su di me. non mi sono esibita mai davanti ad un pubblico così vasto. E se rovino la tua performance? E se mi paralizzo e sto ferma impalata senza muovere un passo? E se sbaglio i passi? E se …” mi tappò la bocca con un bacio capace di far sciogliere un iceberg di sedici metri, e di far credere ad un eschimese di vivere nell’equatore con tutta la sua tribù. Flash della notte fantastica che mi aveva regalato si susseguivano veloci nella mia memoria. Rivedevo le sue mani muoversi esperte sul mio corpo, riuscivo ad avvertire nuovamente il suo respiro caldo sul mio collo e sul mio viso, riuscivo di nuovo a sentirlo muoversi dentro di me con la delicatezza di una farfalla. Ripresi a tremare come qualche ora prima, avvertii gli stessi brividi di eccitazione lungo tutta la schiena, non potei fare a meno di stringerlo a me per sentire di nuovo la sua pelle sulla mia.

“Piano, piano. Attenzione signorinella sennò devo davvero disdire il concerto di sta sera. E te non vuoi farmi fare brutta figura vero?” aveva staccato le sue labbra, ma non la sua fronte dalla mia e aveva gli occhi socchiusi. Per quanto mi incoraggiasse ad allontanarmi mi stringeva le braccia decisamente forte. “No infatti, non vorrei mai essere la causa della tua assenza con i fans, meritiamo di vederti ballare dal vivo.”

“ti consideri ancora mia fan?”

“stai scherzando sono la tua fan numero uno!” mi baciò di nuovo. “io vorrei tanto farla brutta figura però!” mi disse assumendo un tono infantile accompagnato da uno sguardo da bambino capace di addolcire anche un’arpia. “No no, mister Jackson sta sera il tuo posto è nella Kemper Arena. Almeno fino alle undici. E il mio anche.”

“sempre fino alle undici però, e dopo?”

“Ah, io sto nella 2456 dell’Hilton sta notte, insieme a Mez. Te hai da fare dopo.”

“Sì molto, almeno fino al mattino!”

“ma piantale che sarai un cadavere che cammina.”

“Ma non va bene, allora dovevamo fare i bravi fino alla fine del Tour.” Fece un attimo di pausa guardando il soffitto “MM no, sarebbe stato impossibile, dura troppo!” disse ridendo.

“Beh ma ce l’avari qualche giorno di riposo no?”

“oh sì, ce li ho i giorni di riposo, ma tu no. Non ti lascerò in pace lo sai vero?”

“Non mi va di essere lasciata in pace, mi annoierei tremendamente.”

“noia? La parola noia non esiste in casa Jackson. Te ne accorgerai.” Mi baciò di nuovo, anche il bacio mi sembrava diverso, più intimo, più intenso, non mi aveva mai baciata così prima, la dolcezza non mancava mai, ma la passione completava il tutto rendendo il suo bacio talmente vivo da torturami di piacere.

La certezza di un futuro con l’uomo che amavo si stava man mano manifestando ai miei occhi, aprendo la sua porta poco a poco. Quando sai di non essere più solo, quando capisci che al tuo fianco camminerà qualcun altro, ti attacchi a quel pensiero con tutte le tue forze, fin quando non diventa una bisogno primario per te incontrare i suoi occhi ogni mattina, salutarli la sera, non avere più freddo di notte perché c’è lui a scaldarti con i suoi respiri e a proteggerti con il suo abbraccio. Michael aveva il potere di farti volare, di farti davvero credere che il mondo a volte può sembrare un quadro perfetto se solo gli uomini si impegnassero ad amare senza essere schiavi dell’egoismo. Lui aveva così tanto amore da donare, da trascinarti davvero nell’isola che non c’è ed io dal canto mio, nel mio piccolo modo di essere rispetto al suo non potevo fare altro che donargli tutto l’amore di cui ero capace regalandogli il mio cuore senza segreti, senza lucchetti, semplicemente porgendoglielo facendogli capire per merito di chi pulsava con tanto ardore.



Michael, Michael, Michael, Michael, Michael…..

La folla era in delirio, urla, fischi, grida disperate di fan che cercavano il suo nome. La trepidante e febbrile attesa di vederlo entrare in scena, l’adrenalina di noi dietro le quinte. Lola con la sua solita aria di sufficienza si scaldava, Randy, Damon, Evaldo, Dominic, LaVelle dicevano parolacce approfittando dell’assenza di Mike per scaricare la tensione. Valeria saltava e ogni tanto tornava dietro per vomitare credo. Io e Mez ripassavamo i passi alla carlona, tanto per vedere se c’era qualcosa che non andava o se filava tutto liscio. Tremavo. Il mal di stomaco era padrone di me, respiravo corto e mi sentivo persa senza Mike nei dintorni. I coristi sistemavano leggii e aste del microfono, Sheryl si portò vicina a me. del corpo di ballo ero l’unica con cui aveva legato, era una ragazza molto introversa e timida e cercava conforto, ma non sapevo se ero in grado di darglielo con l’ansia che avevo addosso. “Come procede Ely? Sei agitata vero? Si vede sei pallidissima. Vuoi un bicchiere di acqua zuccherata? Io mi sono attrezzata in genere quando le sinapsi del mio cervello non reggono la troppa adrenalina si spengono e io svengo quindi ho bustine di zucchero e acqua a volontà. Michael era agitato? Vi siete visti oggi? Non voglio impicciarmi, solo che siete così uniti, si vede che siete grandi amici.” –certo grandissimi amici, amici intimi pensa un po’. Oddio Elena controllati stai vagheggiando. Lei non può sapere che sei la sua fidanzata. Non deve saperlo anzi.- pensavo mentre scioglievo i muscoli della schiena. Poi la luce che avvertiva dell’entrata in scena ormai prossima sopra la mia testa si illuminò. “Mi sa che devo correre al microfono. Merda Ely!” disse abbracciandomi e dandomi due baci sulle guance “merdissima Sheryl.” Meno male che non c’era Mike nei paraggi sennò se mi sentiva dire parolacce mi avrebbe sicuramente rimproverato. Lo vidi poi materializzarsi davanti a me dall’altra parte del palco. Mi guardò lo guardai. Mi fece l’occhiolino, sorrisi e lui rispose al mio sorriso, dandomi coraggio con la luce che emanava il suo viso. Buio. Fumo. Aste del microfono pronte al centro del palco. Oddio si partiva. Prendemmo posizione e la musica partì, quando Michael entrò in scena le urla già forti sovrastarono la musica. Wanna be startin’ something era ormai partita e con lei anche le mie gambe che tremavano dieci secondi prima. Michael era sconvolgente e io invece dovevo restare concentrata cosa non facile quando indossa il giacchetto di pelle e il cinturone d’argento. La coreografia andò benissimo, non sbagliammo neanche un passo. Poi il tipico stop per misurare la febbre del pubblico. Michael davanti a noi, microfono in mano, noi immobili dietro di lui che chiedeva l’adrenalina del pubblico con le sue dita incerottate, si scoprì le spalle e le urla divennero assordanti. 30 secondi poi ripartirono gli strumenti. Randy arrivò con la bandiera e ci girò intorno, ci scatenammo sul finale Mike era assolutamente perfetto. La mia agitazione era passata ed ero partita come un diesel, Mez era carichissima e mi guardava spesso sorridendomi e dandomi un po’ della sua energia. Lola algida e tecnica, ma comunque bellissima, Valeria era un’altra persona, non l’avevo mai vista sorridere fino ad allora. Il clima sul palco era tranquillo, mi sentii pronta per la prossima coreografia, che sarebbe stata molto più avanti, in quanto Heartbreak Hotel e Another part of me lasciavano più spazio ai musicisti e ovviamente a Michael che si era tolto la giacca restando con la camicia d’argento. Le luci si spensero, il panno bianco che avrebbe mostrato l’ombra di Mike scese, le luci verdi e blu si accesero e Mike iniziò a muoversi, poi le luci illuminarono il palco lasciandomi godere quello spettacolo della natura che si muoveva fluido e nervoso con la perfezione di un dio. Mez rideva dei miei occhi illuminati e fissi su Michael che mi stava mandando in delirio con tutta quella febbrile passione che emanava quando ballava. Tutto filò liscio e l’assolo di Jennifer fu uno sballo, era troppo figa quella donna io l’adoravo e poi stimava molto Mike e gli voleva bene quindi era una delle mie preferite. Finita la canzone si spensero le luci rimase solo il faro verde girevole su Mike a braccia aperte che accoglieva il consenso delirante del pubblico. Passata anche Another part of me il palco ospitò I just can’t stop loving you. Sheryl doveva cantare, mi guardò e incrociò le dita, le feci l’in bocca al lupo a distanza. Fu bravissima e Michael assolutamente perfetto anche se mi diede un po’ fastidio quando si avvicinarono quel modo, ma che potevo farci era la scena mi dovevo abituare. Alla fine della canzone Michael le baciò la mano, che galante era proprio un uomo di altri tempi. Si abbracciarono, e va beh chisi un occhio anche lì. Poi le luci si spensero lasciandoci tutti al buio. Michael nascosto dalle tenebre corse da me. mi spaventai mi arrivò al’improvviso e mi abbracciò lì per lì ero un attimo smarrita, era tutto buio e non vedevo più in la del mio naso quindi non avevo la certezza che fosse lui, fino a quando non mi abbracciò e riuscii a distinguere il suo profumo e i suoi riccioli che mi solleticarono il viso. Mi baciò “Sono stato bravo?” mi chiese. “Assolutamente perfetto Michael. Santo cielo non ti avevo mai visto così, te vuoi farmi venire un infarto. È tutto così magico quando sei sul palco, ma dovresti tornare lì, razza di pazzo che no sei altro.”

“Lo so, ma tanto è buio e poi mi mancavi. Ti amo.” Mi baciò di nuovo e corse sul palco anche perché non avevamo molto altro tempo She’s out of my life lo attendeva ed era un appuntamento che non poteva mancare. Lola tutta impettita si mise in posizione guardandomi con aria di sfida. L’assolo era totalmente improntato sullo stile Jaz, in quanto era lo stile di Luke, insolito per Mike che in genere si concentra su altri passi, ma comunque pur di tenere buona Lola era pronto a raggiungere qualche compromesso. La coreografia era bellissima, Luke l’aveva pensata davvero bene, e Lola per quanto fosse irritante, insopportabile e avesse cercato di uccidermi era indubbiamente una ballerina professionista e la eseguì alla perfezione, era quasi credibile come anima angelica. Quasi per noi che la conoscevamo, credibilissima per il pubblico ignaro di chi fosse veramente. Come mi aveva già annunciato Michael una notte che eravamo entrambi rimasti svegli, aveva intenzione di concedere un abbraccio ad una fan durante l’esecuzione di “She’s Out Of My Life” per tutti i concerti che avrebbe tenuto, e infatti lo fece. Le urla si fecero assordanti quando una ragazza con i capelli rossi affiancò Michael sul proscenio, la poverina era in lacrime, come biasimarla, non lo mollava più ed io avrei fatto lo stesso al suo posto. Nel vedere tutta quella disperazione per abbracciare Michael mi sentivo sempre più fortunata e in colpa, perché non sapevo cosa avevo fatto per meritarmi tanto dalla vita, Michael era un uomo fantastico e me ne rendevo conto giorno dopo giorno, ma io sarei mai stata alla sua altezza? Questo non potevo saperlo, ma sapevo quanto l’amavo e era chiaro dentro di me che avrei sacrificato la mia vita pur di vederlo felice. Mentre ero immersa nei miei pensieri “she’s out of my life” era giunta al termine Michael come ogni volta che la cantava aveva lasciato che una lacrima gli rigasse il viso perfetto e Lola aveva concluso la coreografia uscendo di scena leggera e soave come una farfalla, era stata molto brava era inutile dire di no, anche perché se non fosse stata qualificata non avrebbe fatto parte del corpo di ballo di Michael Jackson, ma non la sopportavo lo stesso.

Il medley dei Jackson five era arrivato finalmente e da lì non mi sarei più fermata se non per Human nature. “I want you back”, “the love you save” e “I’ll be there” furono le più facili da imparare per me, le ballavo da quando avevo cinque anni, quindi per me erano normale amministrazione, infatti filarono lisce tutte e tre. Noi ballerine avevamo l’ordine tassativo di dileguarci appena finite le coreografie non dato da Michael ovviamente che proprio perché non era mai stato d’accordo ci fece l’improvvisata e ci presentò al pubblico. Bloccò Meredith che era l’apri fila impedendo anche a noi di uscire. “allora ragazzi, voglio presentarvi le new entry del corpo di ballo ci state?” il coro consenziente del pubblico inondò l’arena così Mike proseguì sorridente. “All right! Meredith” esclamò con voce entusiasta scatenando il pubblico e facendo un cenno con la testa prendendo Mez per mano, poi passò a Val stesse modalità “Valeria”, “Lola” Lola raccolse l’ovazione del pubblico maschile e si gasò ancora di più rischiando di spiccare il volo poi passò a me, girandomi intorno e assumendo un tono di voce molto più morbido e romantico e concluse “And … Elena” i maschietti furono soddisfatti anche di me, che a differenza di Lola, però, mi aggiudicai anche il bacia mano di Mike e uno dei suoi sguardi felini. Già tremavo, ma il suo sguardo contribuì ad accelerarmi ancora di più i battiti cardiaci. Fatte le presentazioni ci dileguammo dietro le quinte lasciando la scena a Michael e a “rock with you” anche perché dovevamo vestirci per smooth criminal che sarebbe stata subito dopo. nei camerini feci la sportiva e mi congratulai con Lola per l’assolo. Mi aspettavo un altro dei suoi morsi velenosi ma mi stupì.

“Ehm ehm. Scusami Lola posso dirti una cosa?” chiesi mentre si stava infilando la giacca.

“Se proprio devi. Cosa c’è?” pensavo peggio per lo meno mi aveva posto la domanda.

“Nulla volevo solo farti i complimenti per l’assolo, sei stata davvero brava. Eri un tutt’uno con la musica. Complimenti.” Smise per un attimo di abbottonarsi la giacca, mi guardò alzando un sopracciglio con un’aria più di stupore che di sufficienza, in effetti mi ero stupita da sola del mio gesto alla mia probabile assassina. “lo so cenerentola. Ma dici davvero?”

“Beh non correrà buon sangue tra noi, ma a parte tutto, non servirebbe a nulla attaccarsi a ridicoli cavilli negando la verità. Sei stata brava, mi sembrava giusto dirtelo. Va beh mi vesto sennò poi chi lo sente Michael.” Veloce mi tolsi dal raggio della sua vista e cominciai a prepararmi. Mentre sistemavo il cappello la vidi dallo specchio venire verso di me. “Ci hanno chiamato Elena, dobbiamo andare. Ma ch stai facendo?” disse vedendomi indaffarata a legare i capelli che non ne volevano sapere di stare in ordine sotto il cappello.

“Non riesco a bloccare questi dannatissimi capelli.”

“lo credo hai una coperta in testa, ma come diavolo fai a ballare, non ti danno fastidio. Dammi qua, sei un disastro.” Prese la spazzola, mi tolse il cappello e mi fece la coda alta. Prese le forcine e bloccò i riccioli ribelli senza nasconderli lasciandoli fuoriuscire dal cappello che mi infilò subito dopo, lo sentii aderire alla mia testa senza il pericolo che cadesse e ero anche figa alla fine.

“ecco qua, ci voleva davvero tanto a fermare il cappello con il ciuccio? Stai bene. Oh e comunque grazie del complimento. È un piacere riceverlo da una degna avversaria. Coraggio però riccioli d’ebano, che dobbiamo salire sul palco.”

“figurati, meglio un avversaria leale che un alleata ambigua.” Dissi. Ci avviammo insieme verso le quinte. “Comunque grazie di aver tenuto a bada i miei capelli.”

“tengo a bada te. I tuoi capelli sono una sfida più semplice. Preoccupata per il asso a due?”

“Abbastanza. Però si farà.”

“coraggio andrà bene vedrai. Oh considerala una tregua, non una pace.”

“non ne avevo dubbi.” Assumemmo le nostre solite facce da duellanti, ma con molta meno tensione nei nervi. Non era proprio scorrettissima, ma non dovevo abbassare la guardia, dopotutto era sempre Lola.
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