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 CAPITOLO 16 - Buon Natale Lady Jackson (Seconda Parte)

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Prince_of_Persia



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081209
MessaggioCAPITOLO 16 - Buon Natale Lady Jackson (Seconda Parte)

Evidentemente avevo tracce di sonnifero nel mio DNA, era la seconda volta che Mike si accoccolava sul mio ventre e dormiva sereno come un neonato. Mi sentivo importante, se l’avessi capito prima che gli piaceva addormentarsi quel modo l’avrei fatto dormire anche le scorse settimane che invece era stato sveglio fino al mattino. Erano le otto, Mike era crollato quattro ore fa, che bello, non mi azzardai a svegliarlo era così dolce quando dormiva, tutto raggomitolato e stretto a me ero riuscita a coprirlo senza fare tanto movimento, aveva il respiro profondo e il calore del suo fiato sfiorava leggero la mia pelle. Avevo anche staccato il ricevitore che avrebbe suonato per avvisare della cena, mentre mi ero persa nella serenità del viso di Mike la televisione mandò un programma di cronaca rosa e gossip.



”Un nuovo amore bussa alla porta della pop star Michael Jackson, che è stata recentemente avvistata in dolce compagnia di una ragazza francese, della quale per ora non si sa il nome, c’è da dire che per essere un timido, come lui si dichiara, sceglie le sue vittime con cura. la ragazza ci è sembrata molto disinibita e certamente ha un temperamento che fa salire i bollori anche ai morti viventi, forse è per questo che il cantante di Thriller che ballava con gli zombie a 24 anni, si è lasciato incastrare? Chissà sarà una delle tante approfittatrici che chiedono solo i suoi soldi o magari il piccolo Michael ha trovato l’amore della sua vita? secondo voi signori? Di certo non sono i suoi occhi a fare gola alle donzelle che cercano di fare fortuna è più probabile che piuttosto che il sorriso ingenuo del re del pop sia piaciuto il profumo che aleggia nell’aria in sua presenza: quello dei soldi. Però è da notare il fatto che senza dubbio la stella della senna che si è scelto fa molto più gola delle ossa di un deforme.”



Spensi subito la televisione, la foto che faceva sfondo a quel circo di blasfemi era quella del giorno in aeroporto che risaliva oramai ad un mese fa. Mi stavo sentendo male avevano detto delle cose terribili e sicuramente Tarack stava fondendo il ricevitore della sua stanza per riprendere Michael. Avevo gli occhi che mi bruciavano per le lacrime che erano ansiose di scendere, ma dentro urlavo e avevo già incendiato quei vergognosi studi televisivi. Se non fosse stato per Mike che dormiva tranquillo sul mio stomaco sarei già passata alla distruzione del televisore. Come potevano essere tanto viscidi? Era una domanda alla quale avevo sempre cercato di rispondere, ma non trovandomi al centro del mirino non me ne ero mai resa conto di quanto potevano fare male certe notizie, ma la cosa che mi lasciava più sconcertata che Michael che era stato tutta la vita monitorato dalle telecamere trovava sempre la forza di sorridere in ogni momento. Un’infanzia strappata, un padre violento, le illazioni e gli elogi al suo razzismo, le ossa di un morto non erano bastate a cancellare la sua voglia di vivere e la sua bontà d’animo. Era un uomo straordinario che non meritava di certo simili trattamenti, andava difeso a spada tratta ed io ero schierata in prima fila per far sì che ciò avvenisse, ma per ora volevo solo che dormisse. Spensi anche la luce guardai fuori dalla finestra, stava nevicando. Io amavo la neve, mi riportava all’infanzia a quando ero felice con i miei genitori e stare lì ferma e immobile a fissare quei fiocchi candidi che scendevano lenti e lievi dal cielo e accarezzavano l’asfalto donandogli la pace di un mondo surreale era magico per me. feci attenzione a non svegliare Mike, e sostituii la mia pancia con il guanciale, lo abbracciò più forte, ma non si svegliò. Io scesi dal letto sempre facendo la massima attenzione ai movimenti e andai alla finestra. New York, con il suo caos, il traffico, la gente frenetica che entra ed esce dai negozi per gli ultimi acquisti, sotto la neve diventava la dimora degli elfi, silenziosa, ovattata. La neve faceva da protagonista nel cielo di New York, distogliendo l’attenzione dalla frenesia della città, era sensazionale vedere tutta quella gente infervorata fermarsi a guardare il cielo perché i bambini con gli occhi dell’innocenza dal loro mondo stavano assistendo ad un’autentica magia? Come era possibile che l’acqua si solidificasse in maniera così perfetta e scendesse dal cielo leggera come le ali di un angelo? Erano queste le domande che trapelavano dagli occhi trasparenti di chi non è stato ancora corrotto dal mondo. sorrisi a quei pensieri, e anche io decisi di imitare gli occhi dei bambini, fingendo di non aver assistito a quello show per dementi cinque minuti prima e immaginando di volare libera nell’aria come quei fiocchi. Posai le mani sul vetro e mi concentrai solo sul bianco lucente della neve. Poi sentii delle calde labbra che si poggiarono tra il mio collo e la mia spalla. Come era possibile che delle labbra così accese, dessero i brividi semplicemente sfiorando la tua pelle? La risposta era solo una “Michael. Ti sei svegliato.” Sentii le sue mani scivolare soavi sulla mia vita. “Il cuscino è morbido, ma non ha ancora il tuo profumo.” Ecco ora per me non ero a N.Y. in pieno inverno sotto la neve fredda, ma in Messico a cuocere sotto il sole ustionante, era quella la mia temperatura corporea con Mike alle spalle. “Nevica.”

“Vedo.” Disse con voce profonda continuando a baciarmi. Gli passai una mano sul collo, girando il viso e donandogli la mia bocca che accolse con cura nella sua. “la visita a New York è saltata. Per il pomeriggio, ma c’è sempre la sera, così vedi le luci. Sotto Natale sono magnifiche.” Non riuscivo ad essere naturale, avevo assistito ad una totale denigrazione dell’uomo che amavo e non potevo fare finta di niente. “Michael, forse è meglio se ci chiudiamo in camera. Poco fa …”

“Shhh. Ho sentito tutto mi sono svegliato alla parola Thriller, il tuo respiro era agitato per questo mi sono svegliato, ma ho tenuto gli occhi chiusi. Senti Elena, so che non è facile fare parte della mia vita, ma purtroppo Michael Jackson è anche questo. Comunque ti capirò se non vorrai continuare a sopportare tutte queste cattiverie, non saresti la prima.” Il suo sguardo si velò di tristezza, “Michael, forse non ti è chiaro un concetto: amo te, e se amo te amo anche tutto ciò che ti fa da contorno. E se dovrò uccidere qualche giornalista lo farò senza problemi, basta che ti lascino in pace. Ma come fai ad accogliere tutte queste malignità con il sorriso a trecentosessanta gradi?”

Smile though your heart is aching, Smile, even though it's breaking When there are clouds in the sky. You'll get by...If you smile With your fear and sorrow. Smile and maybe tomorrow. You'll find that life's still worth while if you'll just... conosci questa canzone? È di Charlie Cheplin. Per me rappresenta una specie di bibbia questa canzone. E ogni volta che ho un problema, o quando vengo diffamato, offeso e altre cose del genere, per evitare di spaccare tutto anche qualche osso, m la ripeto, la canto dentro di me e riesco a ridere di questi aguzzini, vogliono solo fare notizia. Poi magari anche loro ascoltano il 33 giri di bad o quelle di thriller, addirittura c’è la forte probabilità che ascoltino fin’anche i Jackson Five. Perciò se io riesco a sorridere perchè te non ci riesci?” quando faceva questi discorsi sembrava un saggio di mille anni, certe volte lo avvertivo cambiare e da Peter pan diventava Anacleto, il gufo di Mago Merlino, la saggezza fatta persona. Era il trionfo delle metamorfosi, in verità lo ammiravo anche per questo oltre che per il suo genio creativo e musicale. Sapeva elaborare tutte le informazioni che gli ruotavano intorno con una capillarità esemplare. “Io non riesco a sorridere se sei te ad essere trattato così, non meriti questi soprusi. Michael dovresti essere seguito come esempio, non usato come un fenomeno da baraccone. Dovrebbero imparare da te, non hanno il diritto di dire certe cattiverie e devono sperare che io non mi trovi mai con te nel momento in cui asseriscono certe assurdità.”

Si mise a ridere, mi diede un bacio sulla fronte e mi accarezzò il viso. “Oh so bene che non devono farti arrabbiare tesoro mio. Sei una mina vagante che esplode però solo in caso di necessità. Dovrò stare attento a non farti innervosire sennò saranno guai per Michael Jackson”

Dopo dei rilassanti amoreggiamenti davanti alla finestra, barriera tra noi e la neve ci preparammo per la cena. Michael fu categorico vestito elegante e tacchi alti, mentre lui si concentrò su giacca e camicia elementi che lo rendevano assolutamente affascinante.

“Pensi di farti vedere così sfacciatamente Mike?”

“no chere, abbiamo la sala privata, e poi staremo poco a tavola, sono in debito e ho fatto il cattivo, perché mi sono addormentato invece che farti vedere New York.”

“Ma figurati, anzi sono stata più felice che tu abbia dormito Mike, ne avevi bisogno, però comincio a pensare che abbia delle componenti soporifere nel mio organismo, è la terza volta che ti addormenti sopra la mia pancia.”

“Beh, perché mi rilassi darling.” Mi fece l’occhiolino e aprì la porta per farmi uscire. Chiuse la stanza e mi offrì il braccio. Scendemmo disotto e la cena non fu veloce, di più le portate ce le infilavano sotto appena finivamo quello che c’era nel piatto. Infatti durò una mezz’ora non di più, poi Mike chiamo Jo, e gli disse di scortarci al centro di New York. L’atmosfera era surreale, c’era la neve e decine di Babbo Natale sparsi agli angoli della strada che suonavano dei campanacci e auguravano il buon Natale. Ghirlande di agrifogli e vischi ornavano le porte delle case, le luci accendevano la città donandole un fascino particolare, impossibile da descrivere, era … la grande mela. Michael si era camuffato come si deve per farmi da cicerone nel giusto modo. Sembrava un enciclopedia per turisti, mi lascio senza parole più lui che la città suggestiva e magica.

“Dunque signorina, ecco a lei la Grande Mela. Altrimenti detta New York City. Come può notare dalla neve gelida che traveste il regno del caos, le temperature sono molto rigide, ma l’estate recupera diventando estremamente afosa e calda. Diciamo che a Natale rende bene l’idea di una città magicamente surreale, ma in primavera è un vero e proprio spettacolo, per non parlare dell’autunno. Spuntano dei colori bellissimi dagli alberi che ornano i vialetti. Fondata all'inizio del XVII sec., la città conobbe unosviluppoimpressionante: New York si caratterizzò infatti fin da subito come un importantepoloindustrialecapace di attirare su di sè la gran parte dei capitali nazionali; inevitabile, quindi, che la città divenisse anche uno dei più importanti centri dell'economianazionale prima, ed internazionale poi.Oramai leggendarie sono le storie ed i racconti, spesso conditi con un pizzico di fantasia, sopratutto da parte della cinematografia statunitense, dei grandi fenomeni migratori dell'inizio Novecento. Storie e racconti di gente in cerca di fortuna dopo aver lasciato miseria e povertà. Un po’ tipo me dai!”

“Sei incredibile Michael, cosa hai mangiato la guida turistica di New York? Mi sembra di sentir parlare il mio professore al liceo.”

“Dai, mi sto divertendo sono credibile come guida no? Se vuoi posso guidarti mentre faccio il moonwolk, però saremmo assaliti nel giro di pochi secondi.”

“ma smettila, sei incredibile, per te ballare è una necessità, nemmeno a Natale riposi il cervello. Anzi, sono certa che mentre mi illustri la città già pensi alle coreografie e all’allestimento del palcoscenico.”

“Beh dai, non proprio. Anche se volessi non potrei, mi distrae il tuo sguardo, sembri una bambina, hai lo stesso stupore negli occhi. sei bellissima.” Naturalmente non poteva mancare il suo tipico fair play per mandarmi su di giri. Evidentemente amava vedermi arrossire. Gli sorrisi e lui mi rispose con il suo abbagliante sorriso aggiungendo la sua protettiva stretta intorno alle mie spalle.

“Dunque dicevo?”

“ai grandi fenomeni del ‘900.”

“Oh certo, ora ricordo. Dunque Inevitabilmente, la sua celebrità si lega in maniera indissolubile a quei luoghi, monumenti e atmosfere, spesso fomentati dai media e fissati ad hoc nell'immaginario collettivo, che rendono la città unica ed inimitabile in tutto il mondo. Che dire naturalmente non possiamo non ricordare, la celebre StatuadellaLibertà, non solo emblema della città, ma vera e propria spinta ideologica che soggiace alla culturaamericana, WallStreet ed i suoi paradisi finanziari, l'Empire State Building, l'affascinante Manhattan, il Greenwich, i tanti bridges, a NewYork tutto è grandissimo e spettacolare, quasi quanto i suoi occhi signorina, ma sarebbe riduttivo definirli spettacolari io direi piuttosto incredibilmente indisciplinati e pericolosi, potrei anche chiederle di mostrarmi il porto d’armi le servirebbe per uno sguardo del genere, specialmente se usato ai danni di un innocente bravo ragazzo di Gary.”
“E io che dovrei dire? Mister Jackson, lei mi sottopone ad agguati felini a tutte le ore del giorno e della notte, io sono solo una povera e indifesa ragazza di Parigi, vado salvaguardata, coccolata, protetta.”

Mi avvicinai al suo viso cingendogli il collo “Lei mi sta chiedendo un bacio Signorina? Ma ci conosciamo da appena dieci minuti, da dove le viene tutta questa intraprendenza? Io sono timido, ho bisogno di tempo, nn bacio mica la prima che capita.” Mi baciò il suo tocco era così soave e caldo, mi dissetava come un’oasi nel deserto, ad ogni suo bacio ero attraversata da un brivido caldo, che partiva dalla punta del capello più corto, percorreva agile tutto il mio corpo fino ad arrivare alle punte delle dita. Il mio viso era gelido se lo toccavo eppure io avvertivo un calore intenso la cui fonte erano proprio le sue labbra. Fu bacio, umido, lento, morbido, non credo che mi avesse mai baciata prima così, anche se potevo benissimo confondermi perché i suoi baci avevano ogni volta un sapore diverso per questo avevo la costante sensazione di essere baciata per la prima volta. Cosa che non si allontanava molto dalla realtà, dato che il mio primo bacio era stato rubato da lui e mai da nessun altro.

“Beh certo in questi casi, posso fare un eccezione, dato che siamo sotto il vischio”. Non so da dove lo aveva tirato fuori, doveva essere quello che saltando aveva staccato da una porta, che monello. Infatti lo teneva lui alto con la mano sopra le nostre teste, ma era possibile che tutto intorno a me solo con la sua presenza diventava magia allo stato puro?

“Oh sì una fortuita circostanza. Mister Jackson.” Si morse il labbro inferiore, e mi strinse più forte.

“Forse è meglio se continuiamo il giro turistico.” Si schiarì la voce e riprese

“dunque, oltre a lusso e sogni, NewYork sa svelare anche un lato che le si addice sempre con troppa ristrettezza, quello della difficoltà delle tante etnie che vivono nella minoranza, della povertà del WestSide, della miseria del Bronx. Non mi dilungherò su questo serio problema, per non rattristire il Natale, ma questa è NewYork, una città immensa, estremamente affollata e caotica, capace di cambiare tratti e fisionomia da un quartiere all'altro in una maniera impressionante, che sa stupire e meravigliare non solo per la sua oggettiva ed autentica bellezza, ma anche per la sua sconvolgente diversità. E voilà mademoiselle. Questo giro turistico è stato di suo gradimento? Passeggia , passeggia siamo arrivati a Manhattan, e quella è la fantastica panchina del film di Woody Allen.” Ci sedemmo in tutta tranquillità avevamo davanti il ponte Queensborocon e un panorama straordinario, ci abbracciammo per difenderci dal freddo, cosa per me ormai lontana quando avevo Mike al mio fianco. Una palla scivolò tra le gambe di Michael. “Oh oh abbiamo visite.” Si girò e vide un bambino correre per riprendere la palla “Signore scusi mi restituirebbe la palla?” era un bambino adorabile aveva dei grandi occhi azzurri e dei riccioli folti e dorati, se non fosse stato per l’abbigliamento maschile, lo avrei confuso per una bambina. “Ma certo, ma dimmi sei bravo a giocare a calcio?”

“sì signore.” Nel frattempo si era avvicinato a Mike che si era abbassato alla sua altezza per parlargli. “Guarda facciamo una cosa se tu riesci a prendere la palla ti dico come mi chiamo, così non dici più signore, che mi fa sentire estremamente serio e non mi piace affatto, ma la tua mamma?”

“La mia mamma è in quella tavola calda signore, ma ho il permesso di giocare fuori.”

“Ah allora se hai il permesso va bene.” Iniziò a giocare con quel bambino, rischiando di rompersi una gamba due o tre volte per la neve scivolosa che non consentiva un attrito sufficiente per giocare a calcio, ma chi lo sentiva? Quando tirava i calci al pallone si assentava dalla realtà, era bellissimo sembrava un bambino, era un bambino. Diventava uno di loro ogni volta che ci giocava insieme, si era fatto costruire un parco giochi, quando il gioco preferito dei bambini era lui stesso, era incredibile, nato per diventare padre, questo vedevo ogni volta che lo guardavo stare con dei cuccioli di uomo. Era un dono, come molti altri, mandatogli dal cielo. Non aveva mai avuto un padre a cui ispirarsi, eppure nel suo DNA c’era scritto “il papà del secolo" era dolcissimo. Dopo che il bambino fece goal sulla porta improvvisata da Mike con sue strisciate di scarpe, lo obbligò a dirgli chi fosse e appena fu a conoscenza del fatto e si smascherò il bambino saltava come un pazzo per la felicità e corse dalla madre a dirgli che aveva giocato con Michael Jackson, ma non prima di essersi fatto autografare il pallone. “Tesoro, direi che è meglio di andare. Sennò saremo invasi dai curiosi, dai fan e sicuramente dai giornalisti. Corri che intanto chiamo Jo.” Con una mano mi stringeva il polso e con l’altra rovistava nelle tasche per trovare gli spiccioli, arrivati ad una cabina telefonica chiamò Jo che era nei paraggi fortunatamente e ci venne a prendere quasi subito. “Woo, ma possibile che con te devo sempre correre, per fortuna non mi fa più male la caviglia. Di certo con te è impossibile annoiarsi!”

“beh diciamo che me la cavo nella corsa e che quando sono in giusta compagnia divento terribile”

Il tragitto in macchina, fu veloce e quando entrammo in camera era passata la mezzanotte da quasi tre ore. Ovviamente quando entrammo nel letto Michael accese la televisione. I canali traboccavano di cartoni animati, tipo a Christmas Carol, topolino e pippo e tutta la serie natalizia della Disney , Michael era a braccia conserte ed era nervosissimo, non era proprio il caso di tentare un approccio e poi anche io ero in fibrillazione al solo pensiero, già solo per lui, ma soprattutto non avevo mai raggiunti simili sfere di intimità con nessuno. Quindi mi sedetti buona vicino a lui che stritolava il telecomando tra le mani. Mi veniva da ridere eravamo entrambi con la testa sullo stesso pensiero, ma troppo fifoni per fare il primo passo. Alla fine sdrammatizzai e tirai fuori il monopoli, Michael scoppiò a ridere ed io con lui. “Beh almeno facciamo qualcosa.”

“Che figura, il re del pop gioca a monopoli anche se ha una silfide tra le lenzuola. Meglio non divulgare la notizia. Però è freddo fuori dal letto.”

“Ma infatti non ho intenzione di muovermi giochiamo sopra la scatola, poi dobbiamo aspettare babbo Natale, quindi è meglio giocare a monopoli.” Rise vergognoso.

Improvvisammo un torneo di monopoli fino all’alba, poi dato che per ovvi motivi babbo Natale non si vedeva, ci vestimmo, Michael disse che aveva in mente un posto bellissimo per scartare i regali. Mi venne un infarto quando vidi che il posto che aveva in mente era la Brooklyn Promenade all'altezza dei Docks negli Heights, era ancora buio il cielo, e il ponte era ancora illuminato guardai l’orologio erano le sei del mattino. Tirava un vento gelido, ma ero troppo felice per pensare al freddo. Avevo il regalo per Mike nella borsa, ma lui fu più veloce di me e tirò fuori il mio. La dimensione era preoccupante, era una scatoletta piccolissima. Si schiarì la voce “dunque, diciamo che il regalo che ho scelto è per tutti e due. è una cosa che non ho mai fatto, semplicemente perché nessuna fin’ora ha fatto scattare questa molla nella mia testa, ma siccome secondo il mio modesto parere, sei il soggetto più pericoloso per la mia incolumità sentimentale ho pensato che non ci fosse persona più adatta ad indossare un fronzolo del genere. Quindi, dopo questo imbarazzante discorso ecco il tuo/nostro regalo.” Mi porse la scatolina e si girò di spalle, si stava vergognando come non mai e io avevo una paura matta di scartare quel pacchetto. Comunque dovevo farlo perciò cominciai molto lentamente. Quando aprii la scatoletta dentro c’era un cuoricino d’oro ornato di diamanti con incise due lettere satinate M ed E, con al centro una piccola crinatura, che sicuramente andava divisa a metà. “l’hai aperta vero?”

Ero senza parole e avevo la bocca spalancata, quindi Mike fu costretto a girarsi per avere la risposta, appena mi vide si mise a ridere. “Ti piace?” non gli risposi gli saltai direttamente al collo stringendolo fortissimo. Ricambiò il mio abbraccio con altrettanto vigore.

“Oh Michael, ma allora vuoi davvero …”

“fare sul serio? E beh sì direi. Secondo te faccio queste cose abitualmente. Aspetta però perché se mi distrai non finisco di darti il regalo.” Mi scostò leggermente e prese le mie mani si schiarì la voce. “Dunque credo che non sia difficile da capire, anzi si è capito già da un po’ che mi piaci e spero di piacerti, comunque nonostante sia stato abbastanza esplicito a fatti vorrei essere ancora più esplicito a parole. Perciò, Elena. Vorresti essere la mia fidanzata. Lo so sono all’antica, ma certe cose vanno fatte per bene. Credimi se avessi potuto avrei chiesto anche il permesso a tuo padre e immagino che tu sai che lo avrei fatto, perché insomma io … ti amo e quindi ci tengo ad ufficializzare almeno tra me e te per ora, perché al mondo ci vorrà un po’ di più, il fatto che ho scelto te come compagna, se mi farai l’onore di concederti come io farò con te.” Si fermò e prese un bel respiro e si preparò a ricevere una risposta. “Michael non chiedo altro dalla vita che dividerla con te, comunque vada e in qualsiasi modo, ma basta averti accanto.”

“Dunque mi stai dicendo di sì?”

“Sì, ma Dio mio penso che si era capito ampiamente.”

“Va beh io voglio essere sempre sicuro di tutto al 100%.” Urlò dal ponte quando finì di parlare, la sua voce penso che avesse svegliato anche i pesci del fiume, poi si calmò e divenne incredibilmente serio. Si avvicinò furtivo a me e mi baciò mai bacio era stato più consacratore, mi tornò in mente il sogno che feci settimane prima, ma forse stavo correndo un po’ troppo con la fantasia. Comunque non avrei mai voluto staccarmi dalle sue labbra, ma dovevo dargli il mio regalo. Anche io mi ero gettata sugli articoli di gioielleria, e avevo scelto una catenina identica a quella che avevo io al collo e un bracciale, ammetto che anche io avevo voluto fare una cosa per due, quindi sul braccialetto avevo fatto incidere la data della cena al mare e le abbreviazioni dei nostri nomi quindi Mike ed Ely La catenina era semplicemente d’oro, ma ben rifinita. Fu felicissimo quando vide che avevo avuto un’idea simile alla sua, infatti fu velocissimo a tirarlo fuori dalla scatola e a metterselo, alla catenina mancava una cosa però.

“Ok, questa è una cosa da fare in due, te stacchi la metà con la emme ed io quella con la E sei pronta?” annuii sorridente, piegammo insieme il cuore che si spezzò con facilità e l’infilammo io sulla mia catenina e lui sulla sua, ci aiutammo ad indossarla e poi … non pensammo più ai regali, ma ci concentrammo solamente sulle nostre labbra.



Non c’eravamo staccati un attimo dall’alba di quel giorno, e Michael aveva preso la decisione di insegnarmi a pattinare sul ghiaccio, quindi andammo a Central Park era sera, ed io sembravo un’enorme mammifero tra guanti, sciarpa e cappello e naturalmente cappotto e maglie di vario genere, comunque Mike non era da meno, lui aveva una qualche ragione in più del freddo per camuffarsi quel modo, ma credo che per chi ci vedeva dall’esterno eravamo una coppietta esilarante. Io ero un disastro sui pattini, mia sorella aveva provato mille volte ad insegnarmi, lei era bravissima, ma io ero completamente negata e Michael si teneva per scommessa, però risultava bravo in generale, per lo meno riusciva a mantenere l’equilibrio. Tuttavia cosa che credevo oltremodo impossibile, riuscì a farmi stare in equilibrio e fin’anche a muovere i primi passi, era proprio bravo e indubbiamente più piacevole all’occhio rispetto a mia sorella. Mi stringeva forte per sorreggermi e aveva intrecciato la mano con la mia, come sempre il mondo intorno sembrava sparire ogni volta che mi guardava e poi la sua voce svegliava le mie più recondite e sopite emozioni. “Dunque non mandare le punte in avanti, ma all’esterno. Così” eseguì quanto mi aveva appena detto. “Poi spingi una volta a destra e una volta a sinistra, Dio mio sei peggio di La Toya e lei è un disastro sappilo. Scherzo, almeno te fai quello che ti dico mia sorella va per conto suo e fa certi voli … impazzisco dal ridere quando si infila i pattini. Ecco, ecco brava così, esatto! Vedi che non è difficile? Adesso vengo davanti. Sto per lasciarti, ti lascio.” Mi lasciò e appena fu davanti a me prese le mie braccia ed io mi attaccai ai suoi polsi.

“Se non avessi i guanti ti avrei sfregiato Mike scusami.”

“ma figurati, non sono così gracilino come sembra, però, vai bene. Interessante questa cosa. se il clima me lo permettesse metterei la pista di pattinaggio anche a Neverland. Pensi che anneghiamo se lo faccio?”

“beh direi proprio di sì. Oddio come mi manca il sole di Los Angeles. Sorridi per favore.”

“Perché dovrei sorridere?” disse sorridendo.

“ecco adesso va meglio. Mi manca meno. Me lo ricordi sempre quando sorridi, forse perché mi scaldi il cuore.” Abbassò gli occhi poi li rialzò agganciandomi con uno dei suoi sguardi assassini e mi tirò a sé per stringermi. Naturalmente mi baciò.

“Ecco adesso non mi manca più. Però sento che stiamo per cadere.” Infatti tre ragazzini sui tredici anni ci travolsero e cademmo a terra. “Senti sono io lo stregone tra noi perciò se ciò che dici te si avvera, sei la iettatrice non la strega. Ma da dove sono sbucati quei tre?”

“sicuramente ci hanno avvisato, ma eravamo distratti.”

“è mai possibile che io e te finiamo sempre per terra?”

“a quanto pare sì!”

La serata corse via veloce e di nuovo l’imbarazzante nottata ci attendeva. Però lo sguardo di Mike era diverso, aveva una sorta di brama negli occhi che non avevo mai visto prima di quel momento. Entrò lui per primo nella stanza ed io chiusi la porta, quando mi girai notai che ogni possibile via di scampo era stata chiusa dalle sue braccia, quindi non mi restava altro che toccare le spalle contro la porta e lasciarmi invadere dai suoi occhi. la sua mano destra scese lenta, e piano mi accarezzò il braccio già in balia della pelle d’oca. Le sue dita affusolate avevano accarezzato la mia pelle ed ora si erano intrecciate con le mie. Sentii il braccio sollevarsi all’altezza di Mike che continuando a stringere la mia mano aveva attaccato anche il mio braccio alla porta. iniziò a baciarmi, il bacio sta volta non era quello classico che ti invadeva con la sua dolcezza, era profondo, intenso. Piano si faceva strada con la sua lingua nella mia bocca che lo accolse con tutto il calore di cui era capace. mentre mi baciava riservò con l’altra mano lo stesso trattamento del mio braccio destro, al sinistro e mi trovai con le braccia in alto intrecciate tra loro e le mani in groviglio con quelle di Mike. Ero completamente paralizzata pronta a ricevere qualsiasi cosa avesse in mente di farmi. Non ero agitata, non avevo paura ero solo disperatamente bisognosa di avvertire un contatto più profondo. Dalla bocca passò al mento per poi invadere con le sue labbra calde il mio collo che appena venne lambito dalla sua saliva andò in fiamme come ogni cosa che apparteneva al mio corpo. Si fece strada con una lentezza assassina per tutto il mio collo fino ad arrivare alla spalla dove azzardò un leggero succhiotto. La stretta delle sue mani si ammorbidì ed io lasciai scivolare le braccia sul suo collo, per poi passare la mia mano tra i suoi riccioli neri. Respirò il mio profumo sfiorandomi collo e viso con la punta del naso, mi baciò le guance e poi si concentrò sulle labbra. Appena si distolse dall’umido contatto mi prese di nuovo le mani e mi trascinò sul letto. Non ero padrona delle mie azioni, in me si era liberata la furia che non avevo mai conosciuto come parte di me, eppure il mio corpo era un insieme di sensazioni. Piacere, dolore, paura, gioia, smarrimento e totale abbandono ai sensi e alle labbra di Michael. Lui era già seduto sul letto e mi invitava a raggiungerlo con lo sguardo pieno di desiderio. Appena fui seduta accanto a lui, col dorso della mano accarezzò l mie guance e passò le dita tra i miei capelli. “Sei bellissima.” Non riuscivo a capire cosa ci trovasse di bellissimo in quel fagotto tornato dalla pista da pattinaggio, ma mi accorsi che lui si era già tolto il cappotto ed era nello splendore della sua camicia bianca. Mi tolse il cappello, e lo poggiò sul comodino, slacciò il cappotto e lo posò ai piedi del letto. Poi mi fece un nuovo agguato, con le sue labbra carnose sempre più simili ad un frutto proibito. Delicato mi stese sul letto e riprese a baciarmi il collo, l’estasi vera a propria fu quando avvertii la sua mano, fredda per la mia attuale temperatura corporea, superare il maglioncino e la camicetta ed entrare in pieno contatto con la mia pelle. Anche il pullover aveva i bottoncini come la camicetta e piano li sbottonò uno per uno tra un bacio e un’asola aperta il maglioncino fu lentamente aperto. La temperatura nella stanza stava salendo sempre di più e i battiti del mio cuore erano fuori controllo. “ti sto spaventando?” sussurrò nel mio orecchio con una voce che avrebbe fatto invidia ad apollo e alla sua cetra. “No.” Categorica, concisa, paralizzata, ma tranquilla nell’emissione vocale, sapevo che un qualsiasi cedimento da parte mia avrebbe rovinato quell’atmosfera paradisiaca che lui, non so con quale strano spirito dentro di sé, aveva acceso. Cominciai lentamente ad elaborare una teoria quando iniziò a slacciare anche i bottoni della camicetta rimasta in reggiseno i brividi che avevo lungo tutto il corpo erano ben visibili. Non fece altro che baciarmi e accarezzarmi, ma volai comunque in paradiso con lui.









Cari lettori e lettrici ben trovati, eccoci arrivati ad uno dei fatidici momenti che vedono un Michael decisamente inedito in queste esplicite manifestazioni di affetto. Non è stato facile immaginare Mike in queste vesti, ma mi sono concentrata soprattutto sulle sue performance da ballerino, durante le quali libera davvero la tigre dalla gabbia. Spero di non avervi infastidite o deluse, so che molte tengono alla purezza e innocenza di Michael ed anche io è un lato che adoro, ma tuttavia era pur sempre un uomo, che probabilmente se avesse avuto una donna diversa al sua fianco sarebbe stato libero dalle frustrazioni e dalle paure.. spero che non mi abbandoniate, sto cercando di fare del mio meglio. Perdonatemi se ho tralasciato l’angolino dell’autrice nel precedente capitolo, ma era davvero tardi quando ho postato. Comunque vi ringrazio ora.

Ringraziamenti speciali a:

Porsche: effettivamente il capitolo sulla vitiligine è molto triste, specialmente se si pensa al fatto che un problema grave, esistente e reale è stato strumentalizzato dai giornalisti per sputare fango sul nostro angelo. Comunque noi sappiamo la verità perché abbiamo sempre creduto a lui e lo abbiamo amato invece che giudicato, come lui stesso ci chiese. Le lacrime sono tristi, ma sono l’espressione più vera che una persona nasconda dentro di sé. Grazie di avermi resa partecipe di ciò.

Jennifer_94 Carissima, grazie della recensione, ho goduto anche io a scrivere la parte che vede Lola cadere e prendere una botta, volevo dilungarmi di più, ma avrei tolto tempo ai due piccioncini. Visto non c’è che dire ho creato un automa più che un personaggio, perché chiunque fosse normale avrebbe chiesto il ricovero all’ospedale psichiatrico se davvero sarebbe andata a vivere con Miki. Mi fa piacere di averti commossa sulla parte della vitiligine, mi sono impegnata tanto a scrivere quella parte. Comunque ora Michael ha capito che Elena è pazza di lui. Spero che ti piaccia anche questa parte a presto bacioni.

Mcj: che bello rivederti tra le recensioni mcj, sono felice che la storia non ti stia deludendo speriamo di fare sempre meglio, ma sono sicura che grazie a voi che recensite ce la farò! Va beh Bubbles è Bubbles chi non la adora!!! Un bacione a presto

Abgeudemon: mi fa piacere di soddisfare le lettrici il fatto è che quando penso a Mike le dita vanno da sole sulla tastiera e se poi aggiungiamo le adorabili recensitrici allora il gioco è fatto e la storia va avanti, da sé. Un bacio grande a presto.

Hearthagram: sì effettivamente Elena è un angelo se potessi averla creata per lui solo scrivendola sicuramente Mike si sarebbe risparmiato tanti dolori. Posso dirti che la vita artistica di Mike sarà coerente con la realtà e anche la vita privata, però ovviamente con qualche aiuto in più. Dopotutto ciò che avrei voluto è salvarlo, potendolo fare solo nella finzione lo farò al meglio delle mie possibilità



Ed ora arrivo dai miei due angeli, Bad_mikey e il sole delle mie giornate Eutherpe. Vi ho lasciate come cammeo perché siete straordinariamente fantastiche.



Bad_mikey:

come non citare le canzoni stupende voli di Mike? Se poi parliamo di Wil you be there allora arriviamo alla divinità assoluta in ogni senso. Comunque beh la rivincita dovevi concedermela per forza mi sono sgolata con quel Chappy dovevo vendicarmi XD comunque se non fosse per voi due sarei perduta. Grazie per esserci sempre tra le recensioni, sei dolcissima e ovviamente Ti voglio bene anche io, come potrei non volertene? Una bacio grande. Alla prox!

Eutherpe:

te la dedico sempre ogni volta che ti saluto su msn, ma non c’è canzone di Mike più azzeccata per descrivere ciò che sei per me “You are my life” tesoro, io più parlo con te più ho bisogno di te, sei la mia cucciola tenerissima e ti voglio bene come una figlia, ma che dico di più sei la mia proiezione astrale, e ringrazio il cielo e Mike per averti mandata da me. in te rivedo i momento più belli della mia vita e sono felicissima di condividere i tuoi sedici anni con la grande nostalgia che ho dei miei. Riesci sempre a rasserenarmi semplicemente essendo straordinariamente speciale. Anche se piove e sono con te a parlare credo che fuori ci sia il sole perché te sei il sole delle mie giornate ti adoro cucciola mia un bacio enorme.
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