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 CAPITOLO 11 - Chiaro di luna (Terza Parte)

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Prince_of_Persia



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081209
MessaggioCAPITOLO 11 - Chiaro di luna (Terza Parte)

Ero impietrita davanti a lui, non riuscivo a controbattere, ma i miei occhi subito pronti a sciogliersi in un pianto parlarono al mio posto. Michael mi abbracciò fortissimo e mi sorrise dolce, eravamo tutti e due imbarazzati, ed io personalmente tremavo. Con mia sorpresa Michael (che stava rischiando di stritolarmi) fu in grado di proseguire il discorso

“No, non puoi guardarmi con questi occhi Elena, altrimenti tutta la serata che ho preparato solo per noi va a monte perché non ci capisco più niente, ma hai freddo?” disse probabilmente a suggerirgli la domanda fu il fatto che stavo davvero tremando d’emozione ed era sempre più evidente. “no, Michael anzi devo dire che sto sentendo davvero caldo.”

“Vieni. Devo farti vedere una cosa.” mi prese per mano e passeggiando sul lungo mare arrivammo ad un certo punto davanti a quello che a me sembrava un antico castello. Adesso tutto era davvero impossibile c’era il mare, la luna, Michael ed io e il castello, sbaglio o l’avevo sognato una volta? Mi ricordai di sì. Lo guardai adorante e i miei occhi bruciavano per quanto cercavo di trattenere il pianto.

“Michael, ma sei sicuro di essere davvero un umano? Tutto questo nessuno sarebbe in grado di riunirlo in maniera così perfetta. Hai deciso di farmi morire. Bastava che mi dicessi che non ti piace come ballo e vuoi cacciarmi via!” scherzai per cercare di sembrare il più tranquilla possibile, ma dentro urlavo: di gioia, di stupore, d’amore e di tutto ciò che solo Michael poteva scatenare dentro di me, non mi ero mai sentita così prima d’ora.

“Se hai dei dubbi sulla mia umanità dammi l’altra mano.” La prese con delicatezza poggiandola sul suo petto fu una sensazione senza precedenti ritrovarmi con la mia mano presa tra il suo cuore e la sua mano, mi sentivo così piccola e il cuore di Michael batteva all’impazzata, era agitato anche lui come me, sentire quel battito, il suo battito sotto la mia mano mi diede la risposta alla domanda che gli avevo fatto. Era molto più che umano, ma era la dolcezza del suo viso a confondermi le idee avrei potuto paragonarlo a quello degli angeli che timidi si sarebbero nascosti tra le nuvole. Restammo a guardarci solo per qualche istante, ma a me parve interminabile fu come correre in una foresta a cercarlo, il mio essere riuniva in sé le sensazioni di paura di perderlo o di non trovarlo mai, eccitazione per la sua divina bellezza, ne avvertivo già la mancanza e non era mai stato mio fino in fondo. Mentre, assopita nella tranquillità del posto e del suo viso pensavo a come avrei potuto fare se un giorno ne avessi dovuto fare a meno di lui, Michael, continuando a tenere le mie mani, fece un leggero passo indietro. “Ti supplico Elena abbia pietà di me, non riesco a muovermi quando incontro il tuo sguardo.”

“D’accordo, allora abbasserò gli occhi, ma non puoi pretendere che sia così facile non guardarti!”

“Pretendo solo di farti passare un’indimenticabile serata con me. è la prima, devo fare bella figura.” Continuò con l’innocenza di un bambino. Io tornai di nuovo a volare se quella era la prima ce ne sarebbero state altre, non riuscivo a crederci, tuttavia stava succedendo proprio a me.

Mi accorsi continuando a camminare che era un ristorante quello che io credevo essere un castello, ma mi preoccupai quando cominciai a realizzare che essendo un ristorante era un luogo pubblico, sicuramente aveva studiato qualche altra bella trovata e non vedevo l’ora di scoprirla.

Facemmo il giro degli esterni fino ad arrivare al retro, precisamente a tre metri dall’acqua dove c’era un tavolino elegantissimo apparecchiato nei minimi dettagli. La tovaglia era bianca e l’addobbo floreale al centro del tavolino sulle tonalità del rosa e del bianco, c’erano cinque rose bianche screziate di rosa acceso contornate di larghe foglie verdi che fuoriuscivano morbide dal vaso e sfioravano il tavolino, facevano da contorno a tre orchidee fucsia con al centro un piccolo lilium bianco. In tre mosse aveva centrato i miei fiori preferiti e il profumo che emanavano era sublime. “Li hai scelti tu i fiori Mike?”

“Non solo, ci ha anche detto come dovevamo metterli, ed ora che vedo chi fosse la sua adorabile accompagnatrice capisco perché abbia preteso tanto. Buona sera io sono Luis il proprietario. Michael è stato categorico deve essere tutto perfetto, speriamo di non deludervi.” Quel buffo ometto con i baffi e la erre moscia mi baciò la mano senza toccarla con le labbra (per fortuna non era gran ché) poi tornò a rivolgersi a Michael. “Monsieur Jackson, desidera il maitre qui fuori?”

“No Luis grazie, voglio stare solo con la mia deliziosa amica, mi lasci solo il vino grazie, ci penserò io a fare il bravo maitre.” Apprensivo come al solito.

“Vino Monsier?”

“Beh io ne bevo molto poco, quasi nulla, ma l’occasione è importante.”

“Non si preoccupi Luis non ce ne servirà molto nemmeno io bevo molto.”

“Bianco morbido allora?”

“Sì, andrà benissimo Luis grazie.”

“Allora vi lascio i menu. Buona serata.”

Ero paralizzata in piedi con Michael al mio fianco che da perfetto gentleman quale era, si preoccupò di farmi sedere, spostò la sedia mi fece cenno di accomodarmi. Appena fui seduta mi accorsi che non avevo approfondito sul suo abbigliamento, ma ora che lo guardavo da un angolazione diversa mi accorsi che Michael era sconvolgente. Aveva i pantaloni neri di tessuto coccodrillati, la cinta dorata con degli Swarovski sulla fibbia. La camicia era bianca con i bottoni coperti allacciata fino al collo con la tipica, classica coroncina di Swarovski al centro del colletto, che indossava sempre per le serate speciali, e a completare la sua già divina bellezza c’era una giacca bianca di paillette dal raffinato collo ricamato con altre paillette, brillava come una stella era bellissimo e quella giacca rendeva ottima giustizia alla prestanza delle sue spalle. Mi si mozzò il fiato in quei dieci secondi che impiegò per sedersi di fronte a me con gli occhi scuri subito pronti a incrociare i miei e i capelli mossi che rendevano un po’ più selvaggia tutta quella natura divina.

“Michael, sei davvero incredibile, ero così agitata che non mi sono neanche resa conto di quanto sei spettacolare sta sera. Sognavo di conoscere la tua famosa spilla a coroncina.”

“Oh beh allora te la presento “famosa spilla a coroncina lei è la favolosa ballerina Elena te ne ho parlato ricordi?” ti piace la spilla davvero?”

“Mi piaci tu!” oddio come erano scappate via in fretta quelle parole dalle mie labbra, non ero riuscita a frenarle, infatti avvertii il calore aumentare avvampando sul mio viso. Anche Michael sentì caldo però, perché si passò l’indice all’interno del collo della camicia.

“Sei adorabile quando diventi rossa.”

“Sono arrossita è?”

“Eh sì, un po’!” prese un sospiro e tutto d’un fiato disse “Che mangi?”

“sinceramente non lo so. Te?”

“Idem. Il pesce qui e buonissimo, lo cucinano bene”

“Allora mangiamo il pesce. Oddio Mike non ce la faccio è tutto così straordinario io … io sono senza parole. Mi hai folgorato mi stai trattando come una principessa. Sei incredibile.”

“Come una regina vorrai dire!” eccolo, un altro fair play era arrivato a destinazione. Giustamente lui era il re del pop,ed io ero prossima al ricovero.

“Beh sempre in un palazzo sta!”

“Oh sì, ma è importante precisare. Sono contenta che ti piaccia come ho organizzato. Sai mi hai dato tu l’ispirazione, sei talmente unica che qualsiasi invenzione sarebbe scontata.”

“Potrei dire lo stesso di te. Comunque perché questo invito? Cosa festeggiamo?”

“Festeggiamo te.” E allungò una piccola scatoletta vicino la mia mano, stavo per impazzire, infatti respirazione e battito aumentarono visibilmente.

“Cos’è?”

“Aprilo.”

“Volevo dire perché?”

“Perché mi va. Ma la smetti di farti mille domande? Sei più tesa di una corda di violino, già sono io molto simile a quelle di un contrabbasso che combiniamo sta sera? Facciamo un concerto d’archi?” scoppiammo a ridere insieme. Poi mi dissi che aveva ragione, insomma era capitata un’occasione talmente sconosciuta e rara e impossibile a me, proprio me, che stava diventando molto simile ad una favole delle mille e una notte, però era reale, dovevo smetterla di avere paura che da un momento all’altro svanisse nel nulla dopotutto lui era lì con me ed era l’unica cosa che sognavo da tutta la vita, perché non dovevo goderla appieno?

“Hai ragione Mike. Però non c’era bisogno, insomma le scarpe, il vestito, il mare, la luna. Credo che siano più che sufficienti.”

“Per me no, quando la persona che ho davanti meriterebbe tutto il paradiso e la terra sottostante.”

“Ma non eri diffidente delle persone.”

“Non ce la faccio proprio ad essere diffidente con te sei troppo reale e sincera per essere un’approfittatrice.”

“Ma mi conosci solo da una settimana!”

“Ecco, ti sei risposta al perché ti ho invitato. Voglio conoscerti, conoscerti Elena e per conoscersi bisogna frequentarsi. E credimi non desidero altro dalla prima volta che ti ho visto. Allora lo apri o no questo pacchetto?” Guardai Michael, guardai la scatolina, guardai di nuovo Mike, visione molto più piacevole. “D’accordo.” Dissi timida con un filo di voce. Iniziai a scartare il pacchetto e vidi Michael sorridere sotto i baffi. Era una scatolina blu, rigida e rettangolare, incartata al contrario. prima di darmi il tempo di chiedere Michael intervenne. “è per aumentare la suspense, se l’avessi incartata al dritto già ti facevi un’idea di cosa poteva essere e non avrei visto quell’adorabile espressione di incognito sul tuo viso. Girala” eseguii. Una scritta d’argento diceva Swarovski. Ok iniziavo lentamente ad elaborare una teoria. Michael iniziò ad alzarsi piano dalla sedia. Aprii la scatola e vi trovai dentro un raffinatissimo braccialetto era leggero e il disegno era molto simile ad un gambo di un fiore, infatti intorno aveva delle foglie incise con innaturale precisione di oro bianco e il baccello del fiore era invece in Swarovski ed era molto simile ad un giglio era elegante e ricco senza diventare volgare, degno del gusto delicato di Michael. Mi portai la sinistra alla bocca e di nuovo gli occhi bruciavano. “Santo cielo, Michael è bellissimo!”

“Ti piace? Appena l’ho visto ho detto questa è Elena, sono riuscito a proiettarlo con troppa facilità sul tuo polso. E poi George me ne ha fatti vedere decine l’altra sera, ma questo è l’unico che elogiava la tua eleganza. Aspetta che te lo metto.” Gli porsi il polso lui si accucciò alla mia altezza lo tolse dalla scatola con un’attenzione incredibile e lo allacciò al mio polso. Sta volta però non trattenni moltissimo le lacrime, ma evitai di farmi vedere con la gocciolina sullo zigomo abbracciandolo. “Grazie Michael è stupendo, meraviglioso. Non dovevi davvero, non dovevi.”

Lui stava ricambiando il mio abbraccio e con tono impercettibile se non fosse stato così vicino al mio orecchio disse “Ma grazie di cosa? te l’ho regalato con tutto il cuore e poi è solo un pensiero.”

“Un pensiero tipico della tua gentilezza d’animo. Che pazzo sei! Oh Michael grazie mille!”

Non mi rispose, ma il sorriso sul suo viso non si cancellò per un attimo. Si ricompose e tornò seduto. Avevo davanti un dipinto. Finalmente arrivarono a prendere l’ordine.

“Allora i signori hanno deciso?”

“Sì, io vorrei del persico gratinato grazie.”

“Ottima scelta signorina il persico me lo hanno portato sta mattina. Vuole del salmone come antipasto?” io ero subito andata a vedere i prezzi e Michael se ne era accorto, infatti stava ridendo sotto i baffi mentre parlavo con Luis. “Sì, Luis. Lo vuole il salmone per antipasto. Portacene due per cortesia e cos’è che hai preso Ely? Il persico?”

“Sì, lo adoro.”

“Si lo mangio spesso anche io! Ma sì dai, fai un bel doppione Luis.”

“Patate arrosto per contorno?”

Lesse” esclamammo insieme Luis era più allibito di me e Mike che ci stavamo guardando interrogativi. “Beh non avrete problemi sul mangiare quando sarà …” Fantastico se prima mi stavo agitando al solo pensiero di essere a cena con Mike ora con la prospettiva del roseo futuro che Luis aveva decantato l’opera era completa, infatti mi nascosi dietro al menu.

“Grazie Luis.”

“di nulla Monsieur Jackson. Il vino è di vostro gradimento?” di nuovo io e Michael ci guardammo ironici, entrambi i calici erano perfettamente asciutti e la bottiglia chiusa. “Sì, non è vero Michael? Era buonissimo!”

“Oh sì divino. Ottima scelta Luis.”

“Mi fa piacere signore.” Prese i menu e se ne tornò dentro.

“Senti vorrei proprio sapere come l’hai convinto a farti apparecchiare sulla spiaggia.”

“è ragionevole, quando si tratta di guadagnare, io sono un suo affezionato cliente perdere me significa perdere…”

“Una bella miniera d’oro!”

“appunto.”

“Ma perché l’uomo è talmente facile da comprare?”

“Perché è egoista. Se gli chiedi di strisciare per un milione di dollari che potrà permettergli di soddisfare il suo egoismo stai pur certa che lo farà. È una cosa triste, ma purtroppo è la realtà!” Si era cimentato nell’apertura della bottiglia, anche una cosa così semplice in mano sua diventava un’opera d’arte, le sue mani che con cura stappavano la bottiglia rubarono trenta secondi della mia lucidità, non era possibile tutto ciò, dovevo fermare il flusso veloce delle mie emozioni e restare connessa sulla spiaggia con Mike.

“Ci sarà mai la speranza che cambi?”

“C’è sempre la speranza. È la volontà che manca.” BUM il tonfo sordo del tappo fuoriuscito dal vetro risuonò nel silenzio della notte.

“Vino mademoiselle?”

“oh me oui Monsieur” versò la bibita nel mio bicchiere e nel suo, alzò il calice.

“A cosa brindiamo?” chiesi

“A te!” mi rispose sorridente.

“A noi.” Annuì e fece trillare il bicchiere toccandolo leggermente con il suo.

“Senti una cosa Ely, hai avvisato la tua preside, ma non il tuo ragazzo.” Mi venne talmente da ridere che rischiai di strozzarmi con il vino.

“Scusa?”

“Perché una così bella ragazza ce l’avrà un ragazzo?”

“Me lo chiedi perché ti interessa o me lo chiedi per circostanza?”

“Secondo te? Risponditi e poi rispondimi” disse versando l’acqua sia a me che a lui. Feci un attimo di pausa sapevo che gli interessava e probabilmente già lo sapeva o l’aveva intuito, ma voleva la mia conferma. E adesso chi lo trovava il coraggio di dirgli la mia situazione sentimentale? Nessuno, solo io dovevo trovarlo e con lui volevo essere assolutamente sincera. Presi un bel respiro bevvi un po’ d’acqua e cominciai a mettere in ordine i pensieri.

“Te lo dico, ma solo se mi fai una promessa.”

“prometto solennemente che …”

“non mi prenderai in giro.”

“Prometto solennemente che non ti prenderò in giro in alcun modo e per nessun motivo.”

“Bravo, la tua è più bella!” lo guardai una seconda volta per vedere se c’era menzogna nei suoi occhi e mi ricordai che trovare menzogna negli occhi di Michael Jackson era praticamente impossibile. Così mi feci coraggio.

“Non ho avvisato il mio ragazzo, perché non ho un ragazzo.”

“O mi dispiace ho fatto una figuraccia ti sei lasciata da poco?”

“Michael, non ho un ragazzo e non ne ho mai avuto uno. In india sono uno scarto di produzione.”

“Beh laggiù sono intraprendenti. Ma davvero non sei mai stata fidanzata?”

“Fidanzata fidanzata no, ci ho provato due o tre volte, ma senza successo.”

“Come mai?”

“Non ho mai avvertito sensazioni che mi facessero dire “Ok, sono innamorata” e specialmente non ho mai trovato un ragazzo compatibile con il mio carattere. Sono fatta di mille sfaccettature e non è per niente facile starmi dietro. Un po’ li capisco, so essere molto molto sfuggente. Non me la sono mai sentita di gettarmi completamente tra le braccia d’un uomo. Un po’ per l’educazione rigida dei miei, un po’ per la mia testardaggine.”

Mi stava ascoltando attentissimo, mentre si passava l’indice sulle labbra.

“26 anni nessun amore. È un po’ strano.”

“Non ho detto che non mi sono mai innamorata, ho detto che non mi sono mai fidanzata. Innamorata sì che lo sono stata, ma sempre delle persone sbagliate.”

“Oh, allora siamo affetti dalla stessa malattia. Beh quindi sei libera?”

“Avevi qualche dubbio?” chiesi sorseggiando del vino e assumendo un’aria finemente maliziosa, che gli piacque perché sorrise e si avvicinò a me con la sedia. Mi guardò dritto negli occhi e il suo viso angelico e dolce divenne intrigante e misterioso come sul video di “Dirty Diana”. Oddio era stupendo.

“Assolutamente no! Però sai sempre bene accertarsi.” Ci fu un attimo di imbarazzante silenzio durante il quale il suo viso e le sue labbra erano pericolosamente vicine alle mie. Come nel più prevedibile dei casi Luis ci portò la cena proprio in quel fulgido eterno momento. Io sinceramente tirai un sospiro di sollievo per ricevere un suo bacio mi serviva la preparazione psicologica della durata di una settimana.

“Arriva la cena” mi disse a voce bassissima quasi impercettibile. Fu come se poggiasse delicato un dito sul mio cuore. “Beh, allora dovremmo lasciargli un po’ di spazio non credi?”

“Eh sì, credo proprio di sì.” Tornammo a stabilire le debite distanze io avevo un groppo in gola e facevo fatica ad ingoiare. “E voilà Monsieurs. La cena è servita. Bon apetit” mangiammo con calma e Michael non distoglieva un attimo gli occhi da me che quasi rischiai di impataccare il meraviglioso vestito che mi aveva regalato. “Io non te lo chiedo se ce l’hai ragazza.”

“Perché?” rise. “Beh sono rimasta a Brooke Shields.”

“Ah sì? Beh con Brooke ci hanno fatto i pettegolezzi più disparati, ma comunque sono libero.”

Che fetente non mi aveva confermato se c’era stato insieme o no con Brooke, invece io volevo saperlo, era l’unica persona, oltre a Diana Ross e Litz Taylor, che ronzava intorno a Michael che mi piacesse. Comunque pazienza, quello che mi importava era sapere che non rischiavo di dover fare a lotta con quello splendore di Brooke. Finimmo di mangiare intorno alle nove e mezza, le discussioni che trattammo furono della natura più eclettica e servirono solo a farmi innamorare definitivamente di lui. Scoprii che era impossibile annoiarsi con Michael, che potevo parlare di tutto senza avere la paura di essere giudicata o fraintesa, non aveva veli, con me e questa cosa mi fece impazzire, ma d'altronde anche per me era così, iniziavo a non riconoscermi in quella ragazza che ora passeggiava con lui sul bagnasciuga a piedi nudi e lo guardava con occhi sognanti mentre lui dall’alto della sua sfera magica le stringeva la mano. Per farmi conoscere impiegavo non mesi, ma anni, invece con lui era un po’ come se lo conoscessi da una vita, dopotutto aveva sempre fatto da colonna sonora alle mie giornate, da sollievo nei momenti bui della mia esistenza era tutto per me confidente, amico, uomo. Parlavo anche da sola certe volte perché sapevo che lui era lì ad ascoltarmi e in una settimana avevo toccato con mano la sua incredibile sensibilità senza ricevere la minima delusione. Lui era esattamente come lo immaginavo da vent’anni e quella sera per me era diventato anche l’amore. Era inutile che continuavo a nasconderlo a me stessa, Mez aveva ragione. Ero fuori di testa per lui e il mio cuore non aveva mai battuto per nessun’altro e che mi capitasse di nuovo a quel punto era davvero impossibile, lui era troppo unico e inimitabile per essere riconosciuto in altri. Camminavamo in silenzio ma i nostri pensieri erano direttamente connessi. L’acqua che sfiorava le dita dei miei piedi era calda e accogliente e ci invitava a fare un bagno, ma sicuramente non avremmo accettato il suo invito, almeno così credevo.

Ad un certo momento Michael con gli occhi birbi di una bambino che sta per combinare guai mi fermò e venne davanti a me facendomi dare le spalle al mare. Strinse le mie mani sorrise e mi abbracciò “Michael il tuo sguardo non è per niente rassicurante.”

“Shhhh ti va di ballare?”

“Qui? Ma non c’è la musica.”

“Caspita ci sono io! Ma allora ti va o no?” Mi guardò intenso e penetranti, poi con un solo battito di ciglia gli occhi misteriosi tornarono trasparenti e dolci e io ebbi la sensazione di sciogliermi tra le sue braccia. “Beh Michael, se me lo chiedi così, per me è impossibile dirti di no.”

“Vediamo allora immagino che adesso dovrò cantare.” Io non risposi, ma lui mi interpretò senza chiedere di nuovo, così iniziò a cantare con la sua voce d’angelo una melodia ricca di significato per lui e anche per me, visto che riconobbi nella sua voce la canzone che ascoltavo nei giorni di lutto per i miei genitori.

She's out of my life She's out of my life And I don't know whether to laugh or cry I don't know whether to live or die And it cuts like a knife She's out of my life It's out of my hands It's out of my hands To think for two years she was here And I took her for granted I was so cavalier Now the way that it stands She's out of my hands So I've learned that love's not possession And I've learned that love won't wait Now I've learned that love needs expression But I learned too late She's out of my life She's out of my life Damned indecision and cursed pride Kept my love for her locked deep inside And it cuts like a knife She's out of my life” Piangevo e questo riuscivo a sentirlo, ballavo, ma mi sembrava di volare lui era le mie ali. Alzai gli occhi ed eravamo tutti e due con l’acqua alle caviglie

“Ops, mi sa che ci siamo bagnati.” Dissi io vedendo che i pantaloni di Michael erano ben immersi come le mie gambe.

“Ma che fai Piangi?” mi asciugai subito gli occhi.

“Beh lo fa questo effetto la canzone lo fa anche a me.”

“No, è che mi richiama certi ricordi brutti in un momento così idilliaco.”

“Mamma e papà vero?”

“Sì, loro.”

“Oh no, non volevo farti sentire di nuovo quel dolore piccola mi dispiace.”

“Lo hai potuto solo alleviare Mike, come sempre hai fatto.” Gli sorrisi sincera e con mia sorpresa felice, forse perché ora sentendo quella canzone non mi sentivo più sola. Mi strinse fortissimo ed io lo imitai.

“Dai ora però mi sto vergognando di farmi vedere con il viso bagnato.”

“Beh posso subito provvedere a risolverti il problema.” Non ebbi il tempo di controbattere perché mi trovai subito a mollo per intero, per fortuna non gli avevo lasciato le braccia e me l’ero trascinato dietro. Ora l’acqua non arrivava più alle caviglie, ma alla gola, ma sentivo le braccia di Mike che mi cingevano la vita io ero appesa al suo collo bagnata come un pulcino. Eravamo in ginocchio e stavamo ridendo come pazzi. “Beh ora non è più solo il viso il problema. Te sei tutto matto è metà dicembre e noi facciamo un romantico bagno di mezza notte.”

“Senti freddo? Io no, dovremmo preoccuparci di quello quando usciremo dall’acqua.”

“Beh però non è freddo qui sta sera.”

“allora se non è freddo …” mi lasciò e iniziò a schizzarmi con l’acqua. Io ovviamente feci lo stesso e nella notte i nostri acuti divertiti riecheggiarono come se venissero portati via dal vento. ci divertimmo come pazzi per un’oretta dentro l’acqua, avevamo fatto una nuotata e vicino avevamo gli scogli. “Oddio, Ely mi sa che dobbiamo asciugarci, vieni vieni il bello deve ancora arrivare.”

“Mike, ma sta sera hai preso la decisione di farmi volare il paradiso?”

“Non solo sta sera Darling!” uscì dall’acqua la camicia bianca bagnata lasciava trasparire il suo fisico elegante e asciutto era una visione con quei capelli bagnati, e le sue labbra erano sempre più simili ad un frutto proibito. Mi tese la mano per aiutarmi a salire sugli scogli. Avevo perso davvero la cognizione del tempo da quando mi ero seduta, perché con molta probabilità quando ci alzammo dal tavolo era già notte fonda, a farmelo capire fu lo schiarimento del cielo. Lo guardai sconcertata era color indaco e al posto della luna c’era il sole rosso fuoco che si stava alzando all’orizzonte sfiorando la superficie dell’acqua. Michael era seduto a gambe larghe dietro a me e mi fece accomodare tra le sue ginocchia. Come se non bastasse mi stava passando le mani lungo le braccia, fece su e giù un paio di volte sempre con garbo, poi nel momento topico in cui si levò l’alba le nostre dita si intrecciarono con forza, si cercavano disperatamente come una calamita cerca il polo magnetico. Giocava con le mie mani sfiorandole con le sue e stringendole di tanto in tanto, poi ad un tratto sentii poggiarsi sul mio collo le sue morbidissime labbra. Lo sentii odorare il mio profumo, accarezzarsi il viso con la mia pelle,e lasciare piccoli umidi baci tra il collo e la spalla. Tutto con una lentezza tiranna che rendeva solo più forte il desiderio di lui. Il mio autocontrollo stava per abbandonarmi strinsi le sue mani fortissimo e lui passò dal lato destro al sinistro.

“Hai un profumo così buono.”

“Michael, credo che la coscienza stia per abbandonarmi. È tutto così irreale.”

“No, tu non sei irreale, sei pericolosamente vera.” Mi girai e incrociammo gli sguardi. Stava per baciarmi, lo sentii sfiorare la mia bocca con la sua, ma poi da perfetto gentiluomo che non si approfitta al primo appuntamento, non so da dove, tirò fuori una rosa. Rossa con la quale mi accarezzò il viso e le labbra in modo impercettibile ma infinitamente piacevole.

“Sei diventato anche mago adesso? ma dove l’hai presa la rosa? Ci sono solo rocce qui.”

“Shhhh. La rosa c’è no?” annuii con assenso

“Io ci sono no?”

“Spero proprio di sì!”

“Te ci sei vero?”

“Così pare.”

“il cuore c’è?”

“certamente che c’è. e sta per impazzire.”

“Allora abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno!” si chinò leggero e baciò l’angolo delle mie labbra con infinita dolcezza. Gli accarezzai delicata il viso e gli sorrisi. Restammo ad aspettare che il sole sorgesse poi tornammo in macchina infreddoliti nel corpo, ma con il cuore e l’anima pieni di calore. Per tutto il tragitto mi strinse la mano. Ero sfinita ma felice, non mi portò all’albergo, ma nel suo giardino. Al centro del tavolo c’era un bouquet gigantesco di orchidee bianche con al centro cinque rose rosse. “Santo iddio! Ma vuoi davvero uccidermi allora.”

“No, voglio solo fare colazione con te.”

“Colazione? Non siamo ancora andati a letto.”

“ma scusa chi l’ha deciso che la colazione si fa solo per scambiarsi il buon giorno? Io voglio fare colazione con te per augurarti la buonanotte.”

“Allora auguriamoci la buonanotte.”

Sfiniti, con le occhiaie che arrivavano alle ginocchia continuammo a sorridere davanti a latte e biscotti. Michael prese il bouquet, mi accompagnò all’albergo a piedi e quando fummo davanti alla porta della mia stanza mi diede i fiori, un altro bacio all’angolo delle labbra e disse: “Buonanotte Darling.” Presi i fiori e lo abbracciai, non volevo più lasciarlo. Annusai il profumo delle rose e guardandolo dissi “Grazie Michael.” Scosse la testa e sorrise

“Buonanotte piccola.” Mi accarezzò le guance prendendo il mio viso nelle sue mani e poggiando la fronte alla mia. Rimase un attimo fermo così, poi mi fece l’occhiolino e si congedò con un inchino.

Quando entrai in camera tremavo come una foglia.



Eccoci qui, finalmente sono riuscita a concludere questo capitolo. Spero non vi abbia deluso, ho dato tutta me stessa. sarò breve nei ringraziamenti, ma la mia gioia per le vostre recensioni è infinita, ma non voglio trattenervi troppo sullo schermo Grazie ragazze siete tutte eccezionali.

Un bacio grande e a presto con “L’alba di un nuovo giorno.”

ciiiiiaaaaaoooooo
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