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 CAPITOLO 9 - Chiaro di luna (Prima Parte)

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Prince_of_Persia



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081209
MessaggioCAPITOLO 9 - Chiaro di luna (Prima Parte)

Era quasi irreale ciò che provavo, l’atmosfera stessa che stavo vivendo era irreale. Fino a quattro giorni fa se non fosse stato per la mia adorata Bubbles mi ritrovavo a pranzare da solo, invece ora seduta al mio fianco avevo, sì Bubbles come sempre, ma nella sedia vuota alla mia destra c’era una ragazza fantastica. Bella, solare, dolce scherzosa … chiacchierona … il silenzio dentro di me era stato sopraffatto e sconfitto da due grandi occhi verdi capaci di farti dimenticare qualsiasi cosa affliggesse il tuo cuore specialmente se l’artefice delle tue sofferenze era la menzogna. Esatto, quelle orribili bugie che la gente si divertiva a raccontare su di me. bene, Elena era capace di non farmi crogiolare in quei brutti pensieri, perché i suoi occhi erano vivi, sinceri e disinteressati … per lo meno alla mia notorietà. Non si metteva in luce sfruttandomi, non c’era opportunismo nel suo sguardo, ma solo una grande voglia di stare vicino a me. non credo di ricordami altri sguardi simili , che brillassero di una luce come quella che aveva dentro al suo cuore. Adoravo scherzare con lei, stuzzicarla, indispettirla perché non era una di quelle ragazze che, al minimo accenno di gioco, o di salutare immaturità, assumeva quelle espressioni scioccate, esterrefatte, a volte anche schifate e superiori , si divertiva, prendeva tutto con il sorriso pronto ad illuminarle il viso e giocava come una bambina. Eravamo molto diversi caratterialmente, ma c’era una cosa fondamentale che ci univa : la disperata voglia di non lasciar morire la nostra anima. Vederla cosi com’era ad uno come me faceva salire un’agitazione fuori dal comune e se quel giorno non avesse alzato gli occhi verso di me perforando lo specchio , il mio cervello arrivando dritta al cuore senza passare per vie traverse sarei certamente fuggito. Sensuale, felina, a tratti aggressiva, seria, concentrata, diretta . un micidiale mix di ingredienti capaci di farti salire la febbre nel giro di pochi secondi semplicemente vendendola camminare. Ci fu qualcosa nei suoi occhi però, che lasciò trasparire un’ infinita tristezza e una grande fragilità che mi fecero piantare i piedi per terra. nervosismo? Cancellato paura? Cancellata. Lei era la mia gravità. Sapevo che il mio posto era proprio quello in quel momento li con lei e lei lì con me.

Finito di mangiare tornammo in sala prove, arrivarono tutti tranne Mez.

“Michael, credo di dover fare qualcosa prima di cominciare!”

“Sì, credo anche io Ely. Tanto non ci metti molto ad assimilare i passi, noi cominciamo, mi libero di Lola e VI aspetto, cerca di non insistere se vedi che non vuole affrontare l’argomento.”

“Seguirò i tuoi consigli Michael, speriamo che la tigre della Malesia non ti divori.”

“Io spero che non divori te nei prossimi giorni … guarda che occhiate ti lancia”

“Oh no, è solo un po’ arrabbiata perchè non ha più la sua schiera di uomini intorno. Vado.”

La seguii con lo sguardo mentre usciva e poi tornai a lavoro.



In albergo …

Toc, toc. Silenzio. Toc, toc.

“Non mi scocciate, non vengo in sala.” Potei sentire la voce di Mez dietro la porta.

“Mez, aprimi per cortesia, devo parlarti!”

“io non ho nulla da dirti, se vuoi penso io al posto tuo a farti le valigie.”

“perché dovresti rifarmi le valige?”

“Immagino che cambierai camera sta sera.”

“Scusa tanto Meredith cosa stai insinuando?”

“Non scaldarti zucchero, non c’è alcun riferimento a Mike!”

Mi stavo cominciando a spazientire, odio affrontare le situazioni problematiche senza guardare la diretta interessata negli occhi, figuratevi come potevo stare visto che stavo parlando con una porta, infatti avevo già cominciato a tormentare la maniglia su e giù per incitare Mez ad aprirmi.

“Senti Meredith non mi pare proprio il caso di ragionare sulla situazione che ci interessa con in mezzo una porta tra l’altro anche tristemente bianca come quelle degli ospedali. Per favore Mez parla con me, che motivo c’è che ti impedisce di farlo?”

“il fatto che non ti conosco occhi verdi?”

“beh però il mio nome lo sai. ascolta, Michael è preoccupato. Mi ha detto di parlare con te e poi ha anche aggiunto che CI VUOLE ENTRAMBE in sala, perciò continuerò a tormentarti fino allo sfinimento se non apri subito questa porta.”

Non disse nulla, ma inchiavò con due mandate. Risposta eloquente direi anche se la porta si apriva solo da dentro, a meno che non avessi le chiavi, che erano rimaste nel mio borsone a casa di Michael, e data la corsa che avevo fatto per venire non mi andava di rifarne un’altra per andare e poi se fossi tornata di corsa, sola e ripartita di gran carriera Michael si sarebbe preoccupato, e non mi andava di stressargli ulteriormente la vita. Unica chance che avevo era quella di cantare a squarcia gola, ma la sicurezza mi avrebbe portata via dall’albergo a peso, e l’altra quella di bussare in continuazione alla porta martellandole il cervello. In entrambi i casi puntare sullo sfinimento. Così iniziai a picchiare la porta, non forte, ma ritmando i tocchi i maniera ossessiva. Io al terzo minuto ero più esaurita di una casalinga insoddisfatta, Mez non dava il minimo accenno di aprire così continuai, passando dal picchiare con le mani al picchiare con la testa, poi col fianco fino ad arrivare all’ottavo minuto, di Mez non c’era traccia. Lo sfinimento non funzionava, sicuramente si era infilata l’i-pod nelle orecchie e io mi stavo spaccando mani, testa e anca senza motivo. Così puntai sul melodramma. Mi spettinai i capelli, corsi dalla cameriera che stava pulendo le stanze al terzo piano e iniziai a parlare con una frenesia che solo a sentirmi dall’esterno sarebbe stata in grado di spaventare anche un pazzo assassino.

“Signorina, per favore è successa una cosa gravissima, sono in stanza con una ragazza affetta da crisi ossessivo compulsive e forti tendenze suicide. Ha litigato con il suo fidanzato e si è barricata in camera lasciandomi fuori senza le chiavi, ho paura che commetta qualche sciocchezza, la prego mi aiuti. Non potrei sopportare uno shock come quello di avere sulla coscienza il suo suicidio, potrebbe aprirmi la stanza per cortesia? La prego, mi aiuti!”

La donna poverina era spaventata come se fosse stata inseguita in un bosco da un serial killer e freneticamente cercò il pass par tout con le mani tremanti. Lo trovò e mi chiese quale era la stanza, quando glie lo dissi mi rovinò il piano, perché invece di consegnarmi le chiavi mi seguì. Arrivate davanti alla stanza aprì la porta io con uno scatto felino mi infilai nella stanza e la chiusi fuori. “Grazie!” BUM le chiusi la porta in faccia.

“signorina, ma cosa fa, mi faccia entrare.” Guardai il letto Mez come da me previsto aveva il lettore mp3 a palla nelle orecchie, ed era beatamente distesa sul letto con gli occhi chiusi che fischiettava e teneva il tempo con i piedi. Non si era accorta minimamente che ero nella stanza.

Intanto lottavo per tenere ferma la porta e non far entrare la signora delle pulizie.

“Mi ascolti, no le piacerebbe vedere la scena, presto vada a chiamare qualcuno. Non vorrà a vere sulla coscienza una giovane ragazza? Presto chiami qualcuno.” Dato che urlai a squarcia gola Mez fece un salto e finalmente si accorse di me.

“Che diavolo stai facendo?” si chiese vedendomi intenta a puntellare la porta con la spalla.

“Insomma vuole andarsene e chiamare qualcuno? È molto grave!” Meredith mi guardava scioccata e finalmente la donna si arrese, aprii la porta e la vidi correre giù per le scale.

“Ti sei decisa finalmente ad ascoltarmi!”

“Te sei una spostata Elena! Cosa ti sei inventata per fare tutto questo casino?”

“Nulla, non è questo l’argomento che mi interessa trattare. Voglio parlare con te.”

Sospirammo entrambe io per la fatica lei per la resa. Spense l’I-pod e si sedette sul letto.

“cosa vuoi sapere? Non avrai davvero preteso che dopo una sola notte passata con te ti raccontassi i fatti miei.”

“infatti non l’ho preteso. Hai ragione sono fatti tuoi, ma voglio soltanto capire perché hai reagito quel modo quando ti ho difeso con Lola?”

Si alzò dal letto e iniziò a passeggiare nervosamente nella stanza.

“Credi che sia facile per me ammettere cosa sono in realtà? Non so nulla di te di come la pensi su queste cose, come avrei dovuto reagire? Quella strega ha palesato davanti a tutto il corpo di ballo il mio più grande segreto, mi ha messo in imbarazzo davanti a tutti dovevo forse stare tranquilla? Ti ringrazio di avermi difeso, ma il mio stato d’animo ora è solo vergogna.”

“ma vergogna di cosa Mez? Io non ci trovo assolutamente nulla di male, anzi, ti ammiro perché sei riuscita ad accettarlo con te stessa. Chi sono io per giudicare? Chi sono tutti per giudicare? È la tua vita Mez, e sei libera di fare tutte le scelte del mondo. Lola è invidiosa perché sei una persona migliore di lei e si aggrappa all’unica cosa possibile per metterti fuori gioco. Vuoi davvero dargliela vinta? Non hai nulla che non va Meredith, anzi hai molto di più da regalare alle persone di quanto se ne possa rendere conto quell’arpia. E non dire cosa sei, non sei un oggetto, non sei un animale, sei una persona, una persona eccezionale ed io voglio essere tua amica se lo vorrai!”

“Vuoi diventare amica mia con la paura che un giorno stando da sole possa provarci con te? Se è questo il tuo modo di volermi offrire amicizia allora puoi tenertelo.”

“Questa è una tua idea Meredith, non ho proprio paura di nulla, e l’amicizia che voglio offrirti e assolutamente sincera e priva di pregiudizi.”

“Vuoi davvero condividere la stanza con un’omosessuale? Dormire e farti la doccia nella stessa stanza di una che è attratta da quelle del suo stesso sesso?”

“Ma cosa vuoi che me ne freghi? Non sono una che si mostra nuda o si veste e sveste davanti alle amiche, non lo facevo nemmeno con mia sorella, mi vergognavo perfino di mia madre, perciò il problema non sussiste! E francamente non credo che tu abbia intenzione di provarci con me, primo perché sai che sono etero, secondo perché mi spingi a passare del tempo con Michael per far sbocciare l’utopica storia d’amore che ti sei scritta e girata da sola! Non credo che una contendente spinga l’oggetto di interesse verso il suo rivale!”

Era a braccia incrociate davanti a me e mi stava guardando, ero preoccupata che omettesse l’idea di diventare amiche, perché sarebbe potuta davvero essere una bella amicizia. Sospirò poi abbozzò un sorriso.

“Ho troppo rispetto per te e per me stessa per elemosinare la tua attenzione. Ho solamente paura che quella che potrebbe essere una bella amicizia, muoia sul nascere per dei retrogradi pregiudizi. Sei l’immagine esatta di quella che avrei sempre voluto come mia amica, ma nessuna delle ragazze eterosessuali che mi sono girate intorno è riuscita a superare i suoi preconcetti per conservare la l’amicizia, anche se io per loro, quando avevano bisogno, correvo sempre in soccorso, anche se mi trovavo in capo al mondo, mi sono sempre trovata sola per questo mio modo di essere, perché ora dovrebbe essere diverso?”

“Perché ti sto offrendo la mia amicizia sapendo già come sei, sarebbe impossibile tirarmi indietro!”

“Ho sofferto molto per solitudine e sono sempre rimasta orfana di amiche, non credo che reggerei un nuovo abbandono. Ho già una compagna, ma non è come avere un’amica.”

“A maggior ragione, se sei già fidanzata non ho motivo di preoccuparmi.”

“Non ne avresti comunque sei troppo magra per piacermi.”

“Oh ti ringrazio!!!” Ridemmo entrambe e finalmente il suo viso si rilassò.

“Allora? Amiche?” Chiesi allargando in attesa di un abbraccio.

“Amiche!” ci abbracciamo.

“Visto? Non ho allungato le mani! Anche se effettivamente hai un gran bel fondo schiena”.

“O senti non cominciare per favore! E poi lo so che il mio lato b è da capogiro!” dissi scherzando “Che ne dici? Torniamo da Michael?”

“E come potrei tenerti lontana dal tuo principe azzurro? Dopo chi ti sente. Chi sa cosa fa Mike? Mi starà pensando? Michael ho voglia di te, che palle!”

“Non ho mai detto questa cose.”

“però le pensi ogni minuto che passi lontana da lui.”

“Beh sì effettivamente. Andiamo va!”

Quando aprimmo la porta ci trovammo davanti i visi allucinati del direttore dell’albergo, della signora che era stata così gentile e degli infermieri già pronti con gli attrezzi del mestiere che stavano per bussare

“Salve!” esclamammo entrambe con aria innocente e tranquilla. A passo lento percorremmo il corridoio sotto gli occhi attenti del gruppetto e potei sentire il direttore dell’albergo dire

“Ma è sicura Blanca che ci fosse qualche problema?”

“Signore posso dirglielo con certezza. La ragazza con i capelli scuri era disperata.”

Mi venne da ridere e Mez giustamente mi chiese

“Ma che cacchio gli hai raccontato a quella?”

“Nulla, solo che eri una maniaca suicida in lite con il fidanzato. Oh, ah sì le ho anche detto che era grave e doveva chiamare qualcuno”

“Cooosaaa?”

“dovevo entrare per parlarti!”

“Te sei fuori di testa, parola mia!” Mi mise una mano sulla spalla e io sulla vita ed uscimmo ridendo dall’albergo.



In sala prove …

“Bene ragazzi dai ce ne siamo tolti un’altra. Randy, Damon e Evaldo. Non è valido voi l’avete già fatta nella prima parte del tour. Scherzo, è meglio almeno faccio prima! Lola Luke ti aspetta per l’assolo per come, quando e quanto provare senti lui, io non ho problemi, tanto impari in fretta le coreografie in gruppo è più importante che sai alla perfezione l’assolo.”

“D’accordo Michael. Mi accompagni da lui?” disse sbattendo le ciglia.

“Guarda non è venuto lui, quindi basata che cambi sala e vai in quella piccola qui a fianco. Comunque sì, andiamo.” Feci con lei dieci passi e fummo subito nella saletta dove c’era Luke che aspettava.

“Prego signorina.” Dissi gentile aprendole la porta.

“Grazie Mike!” Il suo tono di voce era più stucchevole che mai simile al miagolio di un gatto, già avevo il prurito.

“Figurati. Buon lavoro. Ciao” mi dileguai con la velocità di una pantera fuori dalla stanza e tornai dai ragazzi.

“Sentite, potremmo iniziare l’altra, ma dovete dirmi se siete stanchi.”

“Michael, scusa se intervengo” Disse Randy.

“se non sbaglio la prossima è Beat it no?”

“Ehm aspetta fammi pensare … sì, sì è proprio lei”

“Beh a quanto vedo siamo in cinque di cui tre ne sono a conoscenza, non è meglio farlo quando ci sono anche Elena e Mez? Almeno la impariamo insieme a loro.”

Effettivamente aveva ragione e conoscendo Mez per Elena non sarebbe stato facile parlarci, erano già le sei del pomeriggio, e sta sera avevo da fare.

“Sì, infatti. Dai andate allora, non so quelle due quanto ci mettono, ma voi i litigi tra donne li capite? Io proprio no.”

“è facile, basta convincersi che sono fuori di testa!” tra una risata e l’altra uscirono tutti io, rimasto solo sbrigai una faccenda che mi stava a cuore. E per farlo dovevo fare qualche telefonata. Digitai un numero sul cellulare mentre mi asciugavo il sudore sulla faccia.

“Michael! Ciao, allora per quella consegna? Le vuoi ancora sì?”

“Sì sì, certo Tom. Ti ho chiamato per metterci d’accordo sull’orario. Facciamo per le nove nel mio giardino? E sempre sul tavolo del gazebo mi raccomando è importante.”

“Perfetto. Nove. Giardino. Gazebo. Ok a dopo allora”

Prima telefonata fatta. Passiamo alla seconda.

“Lara? Allora voglio quello rosa. All’albergo alle sette, stanza 9693. Oh anche l’altra cosa che avevamo in mente stessa stanza.”

“Consideralo già fatto. Ciao Michael!”

Avevo organizzato tutto alla perfezione per quella sera, mancavano solo gli ultimi dettagli, ma erano i più importanti. Volevo passare del tempo con Elena, per capire chi era e cosa aveva dentro. Oramai mi era entrata in testa, come una canzone quando devo scriverla e non c’era via di scampo.

L’ultima cosa che dovevo fare era parlare con il proprietario del ristorante.

“buonasera, ristorante lungo mare come possiamo aiutarla?”

“Luis, sono Michael.”

“Ciao Michael. Non mi hai ancora detto quale sala vuoi per la cena di sta sera. Vieni ancora no?”

“Sì, vengo Luis.”

“bene io pensavo alla torre che ne dici?”

“No, no. La torre non va bene aveva un’altra idea in mente.”

“Oh bene sono tutto orecchi dimmi.”

“La spiaggia.” Silenzio

“La spiaggia? Ma è … fuori.”

“Non è particolarmente freddo e poi da quelle parte in dicembre si sta bene come se fosse primavera.”

“no, intendevo fuori dal ristorante.”

“Beh, il locale è sulla spiaggia, non credo sia problematico mettere un tavolino e due sedie sul retro del ristorante! Se invece lo fosse mi organizzerò diversamente”

“No, no. Va bene come vuoi tu Michael. E spiaggia sia.”

“bene, anzi perfetto. Sei ragionevole come sempre Luis. A sta sera.”





Salve bella gente. Ecco il nuovo capitolino pronto per voi, siccome è un capitolo importante ho dovuto dividerlo in due parti, Elena e Michael in questa non sono molto insieme, ma vi prometto che nel prossimo saranno re e regina di tutte le pagine che scriverò. Spero vi sia piaciuto anche se non ci sono loro due insieme. Grazie mille delle fantastiche recensioni, siete fantastiche … il carburante per la mia testa e le mie dita. GRAZIE MILLEEEE a tutti un bacio grandissimo.

p.s mcj SCUSAAA!!! non ce l’ho fatta a postare prima di ora, ho avuto un fine settimana infernale mi dispiace davvero tanto, spero che mi perdonerai e più che altro spero che tu parta di pomeriggio, così potrai leggerlo la mattina. Mi sento in colpa! Sorry L

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