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 CAPITOLO 8 - Forte e chiaro

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Prince_of_Persia



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Località : Gubbio
Data d'iscrizione : 07.10.09

081209
MessaggioCAPITOLO 8 - Forte e chiaro

Fui pervasa da un fuoco che non avvertito più dal giorno in cui l’uomo, artefice dell’incidente stradale che aveva ucciso i miei genitori, si era presentato al loro funerale. Avevo da subito avvertito la presenza negativa di Lola perché nei suoi occhi rivedevo quelli del mio carnefice, lo stesso sguardo acquoso e vitreo dell’uomo che aveva reso la mia vita un inferno per avermi privata delle mie radici, della mia famiglia, della mia unica speranza.

Mantenni il contatto con gli occhi di Lola e avvertivo l’attenzione di Michael su di noi. Avrei potuto vomitarle addosso le peggiori frasi che mi potevano venire in mente, ma mi trattenni per rispetto di Michael. Ma che persona è una che dall’alto della sua spocchiosità sputa sentenze su chi è diverso e probabilmente migliore di lei?

“Ragazze, perché non ci calmiamo un po’ tutti quanti? non voglio che la storia finisca in tragedia.”

La sua voce era calma, ma profonda e imperativa. Quella di un vero uomo, solo quando finì la frase Lola si scagliò contro di me pronta a picchiarmi, ma Michael la bloccò con un semplice spostamento del braccio, che portò il suo polso a poggiarsi sul ventre di Lola, fu educato, ma fermo. Non lo avevo mai visto così. I suoi occhi erano i più profondi che mai sembravano inculcare messaggi direttamente nelle nostre teste. non disse altro, il suo sguardo fu già abbastanza eloquente.

“senti una cosa Biancaneve, forse non ti rendi conto di chi hai davanti. Io posso farti tornare la nullità che eri prima che Michael venisse a toglierti dalla strada, posso farti piangere e implorare il cielo di porre fine alla tua inutile esistenza.”

“Lola, forse non sono stato chiaro. Ho detto di smetterla. Non intendo sopportare un comportamento simile. Dopotutto la tua uscita con Mez non è stata delle migliori. Potevi benissimo risparmiartela. Perciò evitiamo di andare oltre il limite per favore.”

Lola lo guardò torva e impunita, non aggiunse altro si sistemò il borsone sulla spalla destra e fece per uscire. Mi guardò, la guardai. Sapevo che quello era stato solo l’inizio di una lunga serie di battaglie tra me e la dark lady Lola, ma non avevo paura ero abituata a dover lottare per ottenere il rispetto dalla gente, solo sapevo che quello con Lola sarebbe stato un scontro molto duro. Essere entrambe nello stesso posto era impensabile, una delle due avrebbe dovuto cedere, e quella non sarei stata di certo io. La guardai dirigersi con passo sicuro all’uscita e lanciare a tutti il suo ultimo sguardo di sfida, nel frattempo il gelo regnava sovrano nella sala prove. Piano uscirono tutti senza fiatare rimanemmo Michael, Mez ed io a scambiarci sguardi attoniti l’uno con l’altro, ruppi il silenzio rivolgendomi a Meredith che aveva ancora gli occhi bassi.

“Perché non me lo hai detto?”

“non serviva a nulla dirtelo, chi sei dopotutto? Solamente un’estranea.” Anche lei uscì togliendo bruscamente il polso dalla mia presa. Come potevo darle torto? Aveva ragione ero un’estranea, una qualunque. Nella sala restammo soltanto io, Michael e il giradischi spento. Potevo sopportare tutto, ma non quel soffocante silenzio tra noi due.

“Sei una mina vagante Ely.” La voce dolce di Michael si levò leggera nel silenzio della sala mentre camminando piano andò verso la finestra, mi sentii male appena parlò, ero stata una sconsiderata e avevo agito d’istinto come mio solito quando assistevo a delle palesi ingiustizie. Non osai pensare a come avevo fatto crollare le aspettative di Michael, deluderlo significava mettere fine a tutti i miei sogni, perché non avrei più avuto la forza di presentarmi davanti a lui per la troppa vergogna. Non trovai la forza di ribattere.

“Elena, vattene, gira i tacchi, cammina fino all’albergo, fai le valige e torna in Francia” pensai e per un attimo ebbi il timore che Michel mi avrebbe detto la stessa cosa, si girò verso di me, il suo sguardo era cambiato era tornato morbido e tenero e un mezzo sorriso si disegnò tra le sue labbra nette e sempre più perfette. Abbassai la testa mi vergognavo come un pagliaccio che sbagliando indirizzo, si trovava nel bel mezzo di una veglia funebre invece che ad una festa. Sentii i suo passi ritmati e leggeri venire verso di me fino a vedere i suoi piedi fermarsi a tre centimetri dai miei. eravamo pericolosamente vicini. La nocca del suo indice si poggiò impalpabile sul mio mento e piano lo sollevò, avevo le lacrime agli occhi e per un attimo mi persi nella profondità del suo sguardo, ma il calore di una lacrima che lenta scivolava sul mio viso mi riportò indietro. Sarei voluta morire nello stesso istante in cui la sua bocca poggiandosi sulla mia guancia, raccolse il mio umore asciugando la lacrima che furtiva era scesa senza chiedere permesso.

“Hai un sapore così buono.” Disse e il tocco delle sue mani si allargò fino a prendermi l’intero viso e accarezzarlo dolcemente. Mi abbandonai completamente alla sua tenerezza sciogliendomi in un pianto silenzioso. Mi abbracciò, tenendomi stretta così forte. In quel momento avrei potuto scalare la montagna più alta, gettarmi nel più profondo degli oceani, attraversare la tempesta più furente solo perché tra le sue braccia mi sentivo protetta, non conoscevo paura se lui mi stringeva

“Mi dispiace Michael, non avrei dovuto reagire quel modo, sarei semplicemente dovuta andare via” L’abbracciai sentendo la sua maglia sul mio viso, il suo profumo era fresco come quello del vento, ma ti pervadeva con il calore del sole.

“Shhhh. Quante parole senza senso. Hai difeso una tua amica di cosa devi dispiacerti?”

“Ma non qui, non a casa tua.”

“sh sh sh sh. Basta Ely, basta. Ascoltami.” Rimasi in silenzio, ma nessuno dei due mollò la presa.

“Mi stai ascoltando?” Annuii silenziosa.

“Sei stata straordinaria, l’hai rimessa al suo posto non doveva dire una cosa del genere.” Intercorse un attimo di silenzio.

“Ti sto bagnando la maglietta” dissi, mentre la sua voce vellutata era riuscita a placare la mia tempesta interiore, lo sentii sorridere e accarezzarmi la schiena.

“Vorrà dire che avrò qualcosa di te da respirare quando non sarai al mio fianco.”

Alzai la testa e lo vedevo sorridere era come volare tra le braccia di un angelo lontano da lì in posto dove esistevamo solo noi due.

“Ce l’hai con me?”

“ma che eresie vai a dire in giro! Anzi sono sempre più estasiato dalla tua bellezza … interiore, perché l’esteriore mi ha già folgorato da un po’, hai una forza incredibile dentro di te.” Nuovamente raccolse le mie lacrime, ma questa volta con il dito. Fece attenzione a tenere in equilibrio la goccia per poi berla di nuovo.

“E’ una tua abitudine bere le lacrime?”

“No, anzi, non l’ho mai fatto. Ma magari rubare qualche tuo frammento mi renderà più forte.”

Il fiato mi si strozzò in gola, ma come sempre lui fu veloce a liberarsi dall’imbarazzo stringendomi fortissimo e fingendo di stritolarmi.

“Sei più unica che rara. Però, mi stavo chiedendo se riuscirò mai a vederti con un paio di jeans e una camicetta prima o poi? Insomma quando ti sogno durante le mie poche ore di sonno ti vedo solo in tuta vorrei vedere anche Elena oltre che la ballerina!”

“beh credo di sì se riuscirò a staccarmi da te e andare a cambiarmi, il problema è che non riesco a sentirti lontano ora come ora.”

“Beh ti consola se ti dico che siamo in due? se vuoi possiamo camminare abbracciati fino all’albergo, però poi non riusciresti comunque a cambiarti, perché non ti lascerei nemmeno in quel caso. Ma perché mi hai chiesto se ce l’ho con te?”

Sorrisi rumorosamente. “Michael … tu sei così pacato, gentile, riflessivo io sono peggio di un caterpillar quando mi si inceppa il cervello. Non so cosa c’è che non va in me.”

“Oh senti adesso smettila. Non c’è proprio nulla che non va in te” disse staccandosi da me e afferrandomi le braccia.

“la prossima volta che dici queste sciocchezze ti punisco severamente. Credi in te stessa Elena, ne hai tutte le ragioni del mondo per farlo. Ti prego, non vedere il tuo lato istintuale come un difetto, io sono perennemente alla ricerca del mio che si libera solo con la musica unico momento in cui non temo nulla. Te dovresti dare più valore a ciò che hai dentro, sei un pò … come la tigre che difende i suoi cuccioli. È un dono, non gettarlo via.” Mi accarezzò di nuovo intrecciando le dita nei miei capelli. Era vero, quello che aveva detto, d'altronde la musica e il palco scenico erano le uniche certezze che aveva, perché tutto il resto era stato spazzato via da un buzzurro fallito che gli aveva dato la vita e cercava in tutti i modi di riprendersela, di farne un trofeo da appendere nel soggiorno e mostrare a tutti per poi venderlo al miglior offerente. Ma come poteva essere nato un fiore così puro come Michael in quella discarica che Joseph Jackson aveva scelto per lui come casa? Tanta cattiveria come era stata capace di generare quell’apoteosi di perfezione e bontà? Mi chiedevo, leggendo negli occhi di Michael la mia vita, l’unica vita che avrei voluto avere. Sospirò senza smettere per un attimo di ricambiare il mio sguardo. Aveva degli occhi così profondi e tristi, occhi che avevano visto e sopportato cose troppo orribili per un animo sensibile e immenso come il suo.

“Adesso basta, asciughiamo il tuo bellissimo viso e andiamo a mangiare.”

“ma come devo cambiarmi!”

“Fatti vedere” mi fece girare su me stessa inclinò un po’ la testa guardandomi curioso.

“beh magari ti staranno un po’ lunghi, ma la taglia direi che ci siamo.”

“mi vuoi mettere la salopette di Bubbles?” Rise divertito.

“no, voglio metterti i miei jeans e la mia camicia.”

“Scu scu scusa? Cosa hai detto?”

“sh capirai quando saremo di sopra. Go on girl!” mi prese la mano e mi portò via con sé. Ero frastornata da quegli istanti così intensi con Michael, ma ciò che sentivo forte e chiaro dentro di me erano i miei sentimenti, ogni giorno più forti, ogni giorno più veri e ogni giorno più pericolosi.



Ero davanti allo specchio tremante e indecisa. Tremante perché stavo indossando gli stessi abiti che si erano poggiati sulla pelle di Michael, indecisa perché mi vedevo buffa. La sua camicia avrebbe potuto farmi da vestito da sera, mamma aveva delle spalle davvero grandi. I jeans erano solo un po’ lunghi perchè ciò che avevo io di fianchi combaciava, o quasi, con l’altezza del filiforme Michael. Mi girai e rigirai davanti allo specchio cercando di trovare soluzioni efficaci atte a risolvere quella buffa rappresentazione di me stessa, poi pensai che nella mia borsa avevo una canottierina bianca, siccome era troppo leggera non rinunciai alla camicia di Michael che però slacciai fino alla vita e legai con un nodo arrivando all’altezza dei fianchi. Con i Jeans fu facile bastò un composto risvolto a sistemarli. Non ero male, ma mi vergognavo di scendere con i suoi abiti. Non vedendomi si preoccupò e sentii la sua voce salire per la tromba delle scale.

“Ely, devo chiamare la mia stilista per dirti come allacciare una camicia e infilarsi un paio di jeans?”

“Sto arrivando. Ma quanto sei noioso!!!” scherzai. Lo sentii salire gli scalini di corsa, colpa delle borchie dei pantaloni, aveva indossato quelli di scena per vedere se il movimento risultava pulito anche con le catene e i cinturoni.

“sto salendo sei vestita almeno?”

“ a me pare che sei già salito furbetto.” Lo sentii ridere e la sua risata contagiò anche me. poi ovviamente gli stivali con il tacco in metallo mi avvisarono del suo arrivo nella stanza. Dallo specchio lo vidi appoggiarsi allo stipite della porta e guardarmi con occhi attenti. Passò dall’alto al basso e viceversa, molto lentamente mi stava scannerizzando.

“Quando saranno pronti i risultati della lastra dottore?” rise di nuovo ed entrò.

“Me li terrò io signorina, ormai mi ha ceduto i diritti d’autore.”

“a sì? E quando di preciso?”

“quando mi ha abbracciato.”

“ah funziona così con te? Capisco, beh pazienza mi dirà almeno se sto bene.”

“Sta da Dio signorina. Glie lo posso assicurare.” Fece un giro felino intorno a me poi si fermò davanti allo specchio, mi prese per mano e guardò il nostro riflesso.

“Caspita siamo proprio carini insieme. Riempie l’occhio un’immagine così.”

Siccome io me ne ero già accorta da un pezzo del risultato che ottenevamo in coppia e il mio cuore stava scoppiando di emozione cercai di liberarmi per prima io sta volta dalla vergogna, anche perché avevo iniziato a tremare e lui, tenendomi per mano, se ne sarebbe accorto.

“Riempie anche lo stomaco?”

“Come sei romantica darling, un angelo sceso dal cielo.” Disse scherzando e abbracciandomi di nuovo, ma perché si divertiva a causarmi quattro infarti al minuto?

“Scusami, ma non ho fatto colazione sta mattina. E poi l’ho visto prima di te che riempie l’occhio la nostra immagine, perche te sei tardo e distratto.” Gli feci la linguaccia e scappai via per le scale con lui che mi correva dietro, poi si lasciò scivolare dal corrimano superandomi in velocità e atterrando proprio davanti a me in tempo per sbarrarmi la strada.

“Non hai scampo con me è inutile che ci provi” disse a braccia conserte e gambe divaricate. Distratto come sempre mi lasciò correre via di nuovo. Eravamo nel salone d’ingresso e se non fosse stato per l’ostacolo Bubbles in mezzo alla strada completo del pavimento perfettamente lucido e liscio come l’olio. Frenai bruscamente entrando in equilibrio precario, Michael non se ne accorse, infatti mi tamponò in pieno facendomi perdere l’equilibrio del tutto.

“Michael, attento sto perdendo l’equilibrio. aaah”

“oooooh.” Cademmo entrambi e scoppiammo a ridere Bubbles compresa. Tra le risate a crepa pelle e i versetti di Bubbles Michael trovò la forza di parlare.

“Bubbles. Ti presento Elena. Ahahahah. Coraggio, presentati fai la scimmietta educata.”

Non riuscivo credere ai miei occhi, mi stava guardando curiosa e divertita e vidi che mi porse davvero la mano, come se si stesse presentando.

“Devi stringergliela, sennò gli diventi subito antipatica.”

“Oh mi dispiace, allora Ciao Bubbles, io sono Elena.” Fece un versetto simile ad una risata e si aggrappò al collo di Michael.

“è timida.”

“oh lo vedo. Che carino questo completino Bubbles ti sta davvero bene.” Dissi in tono dolce, era una sorta di tutina rossa con dei disegni colorati non definiti. Le sistemai la manica del braccio destro che si era srotolata, e le girai il cappellino. Mi guardò incerta allora le grattai piano la testina e lei subito si staccò da Michael e venne da me si tolse il cappello e me lo mise in testa.

“fantastico gli stai simpatica, ora ti salterà addosso ogni volta che ti vedrà.” L’accarezzò e mi guardò. Rise.

“Ti sta bene il cappellino! Fossi in te lo prenderei in considerazione per il sabato sera! Non preoccuparti, è pulitissima è!”

“ma stai tranquillo lo so che è pulita. Pulita e ben educata, l’ha detto Quincy Jones”

“è vero!!!”

Con in braccio Bubbles seguii Michael in sala da pranzo. Non passò molto da allora a quando ci portarono da mangiare. Michael staccò Bubbles dal mio collo e la mise seduta sulla sua sedia.

Mangiammo tranquilli, non toccammo l’argomento mattinata di fuoco, se non nel momento in cui Michael disse “Adesso dovrai parlare con Mez immagino.”

“Eh sì, dovrò proprio farlo. Mi dispiace che l’abbia presa male, cioè io non ci vedo assolutamente nulla di male, ognuno è libero di fare le sue scelte. Non voglio che si senta additata. Dunque era questo il motivo per cui l’altra sera mi hai fatto promettere che non l’avrei giudicata?”

“Eh sì, era proprio questo. Ma non devi preoccuparti, passata la rabbia iniziale ci si ragiona più che bene. E poi con te più che rabbia è vergogna credo. Dopotutto non vi conoscete ancora bene e non sa come la pensi su certe cose.” Disse mentre sorseggiò l’acqua dal bicchiere che subito dopo Bubbles gli rubò per bere pure lei.

“Un’amante perfetta!”

“stai scherzando è il mio alter ego!”

“Beh francamente per quanto adori Bubbles non ti ci vedo affatto nell’alter ego di una scimmia.”

“Guarda, te la sta offrendo anche a te.” Infatti mi porgeva il bicchiere e con occhi premurosi mi incitava a bere dallo stesso bicchiere di Michael sì, ma dove aveva bevuto anche lei. fui un attimo incerta, Michael rideva sotto i baffi.

“Beh, Bubbles. Posso dirti che sei la prima scimmia con la quale condivido la bibita. Ti ringrazio.” Era una cosa strana, ma per non essere schifata cercai di concentrarmi sul fatto che oltre alla bocca di Bubbles su quel bicchiere si era poggiata anche la bocca di Michael.

“Ma non ti da fastidio? Io sono esterna alla cosa, te che sei fissato con l’igiene e i microbi non dovresti ricavare piacere dal bere dallo stesso bicchiere di un’estranea.”

“Bevi, e spegni la tua coscienza acida e insicura. Ah e non voglio più sentirti dire che per me sei un’estranea. Ok? Perché non lo sei. Comprì mademoiselle?”

“Oh oui Monsieur!” bevvi.

“quando pensi di parlare con Mez?”

“oggi dopo le prove immagino. O comunque il prima possibile.”

“Brava, è importante. Sta sera hai da fare?”

“No, se non proviamo ad oltranza.”

“No, no, oggi no. Non ce la faccio e non ce la fate voi. E poi siete svelti, posso prendermela comoda. Allora tieniti libera carissima!”

“Perché? Che cosa sta architettando la tua mente geniale?”

“Tu tieniti libera e basta!”









Eccomi qua, cerco di fare in fretta, odio aspettare quando seguo un ff e quindi di conseguenza odio far aspettare. Spero che vi piaccia anche questo nuovo chappy. Ringrazio mille tutti voi che recensite ne ho avute anche di nuove sull’altro capitolo e sono stata felicissima di leggerle! GRAZIE GRAZIE GRAZIE anche chi legge! Cercherò di non deludervi spero di riuscirci. Un bacio grande a tutti voi e grazie del sostegno!

Il prossimo capitolo si “intitolerà chiaro di luna” il titolo si commenta da solo.

Baci a tutti.

Colgo l’occasione per dare il ben venuto ad Alysia. New entry in efp oltre che mia cara amica. Ciao tesoro e grazie della recensione. J
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